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Waas/Barletti nel dittico di Bonn Park “Tristezza & Malinconia” e “Il ringhio della via lattea al Teatro Biblioteca Quarticciolo

 Al Teatro Biblioteca Quarticciolo Waas/Barletti presentano il dittico a firma dell’autore Bonn Park, Tristezza & Malinconia il 15 novembre alle ore 21.00, e Il ringhio della via lattea il 16 novembre alle ore 21.00.

 Tristezza & Malinconia, o il solo solissimo George di tutti i tempi.

C’era questa tartaruga delle Galapagos chiamata Lonesome George. Era l’ultimo esemplare della sua specie.

Non aveva più nulla da fare. Non in senso biologico, perché non c’era nessuno con cui riprodursi, né in senso politico, né in qualsiasi altro senso.

Appena due settimane dopo che Bonn Park ha iniziato la scrittura di questo testo, nella vita reale Lonesome George è morto.

Nel testo, invece, George vorrebbe tanto morire, ma ciò non è possibile: così almeno gli dice la sua compagna di scena, nonché narratrice e demiurga.

Un ritratto della nostra tutta contemporanea apatia, del disincanto di noi animali umani, svagati e filosofici perché coscienti, fin troppo, della nostra innata precarietà.

Una vera e propria specie in estinzione.

Il ringhio della via lattea. 16 novembre Teatro Quarticciolo

È ancora possibile salvare il mondo? Il piccolo alieno non lo sa. Davvero. Kim Jong Un intraprende finalmente un tentativo. Vorrebbe riunificare le due Coree.

Alle brutte anche con una bomba atomica. Un disilluso Donald Trump, licenziatosi, vorrebbe tanto fondere tutte le armi raccolte e disfarsi del proprio denaro.

Veramente! E che dire dei buoni propositi di Heidi Klum? O della donna che vuole salvare la Socialdemocrazia?

Cosa va cercando una giraffa fumatrice sulla scena?

E chi diavolo è questo Bonn Park, che si è infilato nel proprio stesso testo? Anche gli spettatori troveranno di sicuro il proprio posto, in questa strabordante disposizione sperimentale.

E, nel migliore dei casi, alla fine si sentiranno più vicini ai propri vicini di poltrona. Una dichiarazione d‘amore agli ultimi esseri umani.

Una serata per persone pronte ad assumere su di sé l‘eccessivo peso del mondo, e a smettere di camminare sui cadaveri.

Crediti

15 novembre

Barletti/Waas

in collaborazione con

Fabulamundi Playwriting Europe – Beyond Borders?

Tristezza & Malinconia

o il più solo solissimo George di tutti i tempi

di Bonn Park

un progetto di e con Lea Barlettie Werner Waas e con Simona Senzacqua

traduzione Lea BarlettiWerner Waas con il sostegno del Goethe-Institut | con la coproduzione di AREA 06 e ItzBerlin e.V.

16 novembre

Barletti/Waas

in collaborazione con Fabulamundi Playwriting Europe – Beyond Borders?

Il ringhio della via lattea

di Bonn Park

un progetto di e con Lea Barlettie Werner Waas

traduzione Lea BarlettiWerner Waas| interventi sonori dal vivo Marco Della Rocca| con il sostegno del Goethe-Institut | co-produzione  ItzBerlin e.V.

Teatro Biblioteca Quarticciolo Via Ostuni 8 – Roma

Direzione artistica Veronica Cruciani

Info e prenotazioni tel  06 69426222 – 0669426277 promozione@teatrobibliotecaquarticciolo.it

Botteghino feriali ore 18-21.30, festivi ore 16-18.30

Biglietti: intero 12 euro; Ridotto 10 euro (over 65, under 24, possessori Bibliocard)

Acquisto on line  http://www.biglietto.it/newacquisto/titoli.asp?ide=1802

www.teatrobibliotecaquarticciolo.itwww.teatriincomune.roma.it

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Clavos” di Francesco Vecchione e “Animale” di Francesca Foscarini al Teatro Biblioteca Quarticciolo

Al Teatro Biblioteca Quarticciolo, il 9 novembre alle ore 21.00 e il 10 novembre alle ore 18.00, double bill di danza con Clavos di Francesco Vecchione e Animale di Francesca Foscarini.

Nato da qualcosa di personale, Clavos racconta grazie ai danzatori Giulia Russo, Francesco Vecchione la storia di due persone, compagni di vita e di viaggio, in un susseguirsi di passi e di scene con alto colore cinematografico.

VAN in co-produzione con La Biennale Danza di Venezia presenta Animale di Francesca Foscarini, Premio Danza&Danza 2018 “Coreografo emergente”.

Francesca Foscarini ha creato, con Animale, un piccolo capolavoro coreografico plasmando sul danzatore francese Romain Guion una mappa potente di segni fisici e poetici, capaci di evocare mondi umani e animali.

Una “natura spaventosamente indifferente”, citando John Berger ‒in una continua metamorfosi simbiotica nel tentativo di avvicinarsi e conoscere il mondo animale.

Crediti: Clavos danza

Coreografia Francesco Vecchione, danzatori Giulia Russo, Francesco Vecchione

musica Ludwig van Beethoven “Sonata No. 14 “Moonlight” in C-Sharp Minor, Op. 27, No. 2: I. Adagio Sostenuto”, Federica Cino “Original music” | luci Francesco Vecchione | costumi Francesco Vecchione

Animale danza

Ideazione, creazione Francesca Foscarini Cosimo Lopalco, coreografia Francesca Foscarini, interpretazione, co-creazione Romain Guion

Drammaturgia Cosimo Lopalco, musiche originali Andrea Cera, video Licorne Maider Fortune, disegno luci, cura della tecnica Luca Serafini, consulenza e programmazione videoproiezione Andrea Santini, costumi Giuseppe Parisotto.

Voci Miki Seltzerin Genesi 2 (19-20), Bela Lugosi in Bride of the Monster Ed Wood, suoni Seals Martin ClarkeSummer Sunset Eckhard KuchenbeckerTikal Dawn Andreas Bick.

Ringraziamenti a Chiara BortoliAlfonso CariolatoRocco GiansantePerrine VillemurFiorenzo Zancan, con il contributo del MIBac.

Con il sostegno di CSC Centro per la Scena Contemporanea Bassano del GrappaTanzhaus ZurichIstituto Italiano di Cultura ParigiTeatro Stabile del Veneto

Teatro Biblioteca Quarticciolo Via Ostuni 8 – Roma

Direzione artistica Veronica Cruciani

Info e prenotazioni tel  06 69426222 – 0669426277 promozione@teatrobibliotecaquarticciolo.it

Botteghino feriali ore 18-21.30, festivi ore 16-18.30

Biglietti: intero 12 euro; Ridotto 10 euro (over 65, under 24, possessori Bibliocard)

Acquisto on line  http://www.biglietto.it/newacquisto/titoli.asp?ide=1802

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Mbira concerto di musica, danza e parole per piazze e teatri, Teatro Biblioteca Quarticciolo

Quanto ha contribuito l’Africa a renderci quelli che siamo? Lo scoprirete al Teatro Biblioteca Quarticciolo.

Per molti secoli europei e arabi hanno esplorato, colonizzato e convertito ogni angolo del pianeta.

Oggi tante culture sono perdute e quella occidentale è diventata per molti versi il riferimento universale.

Impossibile dire se sia un bene o un male o sapere se i colonizzati prima della colonizzazione fossero più o meno felici.

Sta di fatto che il mondo è sempre più piccolo e meno vario, pieno di televisioni che trasmettono gli stessi programmi e di negozi identici che vendono prodotti identici dalla Groenlandia alla Terra del Fuoco, dalla California, a Madrid, a Riyad a Tokio.

Ma spesso nel processo di colonizzazione capita che il conquistatore cambi irreversibilmente entrando in contatto con la cultura dei conquistati.

Di questo prova a parlare Mbira, un concerto per due danzatrici, due musicisti e un regista che – utilizzando musica, danza e parola – tenta di fare il punto sul complesso rapporto fra la nostra cultura e quella africana.

Mbira è il nome di uno strumento musicale dello Zimbabwe ma anche il nome della musica tradizionale che con questo strumento si produce.

“Bira” è anche il nome di una importante festa della tradizione del popolo Shona, la principale etnia dello Zimbabwe, in cui si canta e balla al suono della Mbira.

Mbira è però anche il titolo di una composizione musicale del 1981 intorno alla quale è nata una controversia che ben rappresenta l’estrema problematicità e complessità dell’intrico culturale e morale che caratterizza i rapporti fra Africa ed Europa.

Mbira è insomma una parola intorno a cui si intreccia una sorprendente quantità di storie, teatro, musiche, balli, feste e riflessioni su arte e cultura.

Fanno da trama ad uno spettacolo che, combinando stili e forme, partiture minuziose e improvvisazioni, scrittura e oralità, contemplazione e gioco, ha come inevitabile epilogo una festa.

Mbira è insomma una parola che offre un pretesto ideale per parlare di Africa e per mettere in evidenza quanto poco, colpevolmente, se ne sappia.

Convinzione che il gesto più sovversivo oggi sia quello di ricordare che, prima di affermare certezze, in generale sarebbe saggio conoscere l’argomento di cui si parla.

Il teatro borghese nasce per i teatri, la musica pop per gli stadi.

Progetti come Mbira nascono invece per tutti quei posti in cui c’è voglia e bisogno di distrarsi, divertirsi e stare bene senza necessariamente smettere di pensare o di porsi domande sul proprio ruolo e sul proprio rapporto con gli altri.  

musiche MARCO ZANOTTI, ZAM MOUSTAPHA DEMBÉLÉ, testi RENATO SARTI, ROBERTO CASTELLO con la preziosa collaborazione di ANDREA COSENTINO

 Interpreti SUSANNAH IHEME, GISELDA RANIERI, SUSANNAH HIEME (danza/voce), MARCO ZANOTTI (percussioni, limba) ZAM MOUSTAPHA DEMBÉLÉ (kora, tamanì, voce, balafon), ROBERTO CASTELLO

 Produzione ALDES – Teatro della Cooperativa con il sostegno di MIBAC, Direzione Generale Spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA Sistema Regionale dello Spettacolo, Romaeuropa Festival, media partner NIGRIZIA

 ALDES sostiene l’opera di informazione critica della rivista Nigrizia, cui vanno i proventi della vendita delle t-shirt dello spettacolo

un ringraziamento a Cooperativa Sociale Odissea 

Teatro Biblioteca Quarticciolo

Via Ostuni 8 Roma

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Alla Biblioteca Flaminia fino al 26 ottobre la mostra di Mario D’Imperio “Il Fango e la Luce”

Grande successo di visitatori per l’inaugurazione a Roma della mostra di oltre 100 ceramiche – formelle “Il fango e la luce” di Mario D’Imperio.

L’esposizione, a cura di Maria Italia Zacheo, è inserita nel fitto calendario di eventi della Rome Art Week ed è ospitata nelle sale della Biblioteca Flaminia, diretta da Maria Pia Tuccimei.

All’evento erano presenti i registi Pierfrancesco Campanella, reduce dai trionfi del suo ultimo lavoro intitolato “L’idea malvagia”, ed Emanuele Pecoraro, che ha appena terminato le riprese del corto “La goccia maledetta”.

Inoltre l’artista Fabrizio Borelli, la fotografa dei divi Laura Camia, il coreografo Gabriele Naccarato e il Vice Presidente del Circolo culturale “La scaletta” di Matera, Nicola D’Imperio.

Madrina della serata, una vera ambasciatrice della bellezza: l’attrice Nadia Bengala, splendida protagonista di entrambe le due opere cinematografiche appena menzionate:

“L’idea malvagia” e “La goccia maledetta”.

“Il fango e la luce” propone al visitatore un viaggio attraverso l’essere interiore, primitivo e inconscio.

Articolata nelle quattro sezioni “Materia cosmica”, “Mater matuta”, “Danza” e “Burning”, è una vera e propria esplosione di corpi celesti

Di figure in movimento e di volti di donne che affiorano dalle terre cristallizzate e si trasformano in smalti luminosi.

Nel corso dell’inaugurazione l’artista, originario di Matera, ha anche presentato un breve filmato dove ha illustrato le tecniche del dripping e della cottura a terzo e a grande fuoco.

Il video, girato e montato da Marco Pagliarin e diretto da Emanuele Pecoraro,

Particolarmente apprezzata dal pubblico presente la serie “Materia Cosmica” che rappresenta una virata dell’artista verso l’informale.

“Materia cosmica” è il riprodursi dell’inconscio della vita, della luce e del buio, nonché dei colori con cui guardiamo l’Universo:

fenditure di luce, circolarità di colori, come la materia che si compone e si scompone in un tempo e in uno spazio che non sappiamo definire.

Nel corso dell’inaugurazione è stato anche presentato il volume “Il fango e la luce”, edito dalla casa editrice Lithos, che contiene, oltre alle 100 opere in mostra dell’artista, i contributi critici di Maria Italia Zacheo ed Emanuele Pecoraro.

La mostra sarà aperta al pubblico tutti i giorni fino al 26 ottobre (da martedì a venerdì dalle 9 alle 19 e sabato dalle 9 alle 13) con ingresso libero.

Roma, 23 ottobre 2019

Ufficio stampa

Emanuele Pecoraro

emanuele.pecoraro@live.it

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Uno spettacolo di Mario Perrotta, per la prima volta a Roma 

Per la prima volta a Roma al Teatro Biblioteca Quarticciolo, sabato 19 ottobre alle ore 21.00 e domenica 20 ottobre ore 18.00 alle ore 18.00: In nome del padre, uno spettacolo di e con Mario Perrotta.

“Interamente scritto e diretto da Perrotta, In nome del padre nasce da un intenso confronto con lo psicanalista Massimo Recalcati, che alle relazioni familiari ha dedicato gran parte del suo lavoro.

Un padre. Uno e trino. Niente di trascendentale: nel corpo di un solo attore tre padri diversissimi tra loro per estrazione sociale, provenienza geografica, condizione lavorativa. Sulla scena li sorprendiamo ridicoli, in piena crisi di fronte al “mestiere più difficile del mondo”.

I figli adolescenti sono gli interlocutori disconnessi di altrettanti dialoghi mancati, l’orizzonte comune dei tre padri che, a forza di sbattere i denti sullo stesso muro, si ritrovano nudi, con le labbra rotte, circondati dal silenzio.

E forse proprio nel silenzio potranno trovare cittadinanza le ragioni dei figli.” Mario Perrotta

“Il nostro tempo è il tempo del tramonto dei padri.

La loro rappresentazione patriarcale che li voleva come bussole infallibili nel guidare la vita dei figli o come bastoni pesanti per raddrizzarne la spina dorsale si è esaurito irreversibilmente.

Il nostro tempo è il tempo dell’evaporazione del padre e di tutti i suoi simboli.

Ogni esercizio dell’autorità è vissuto con sospetto e bandito come sopruso ingiustificato. I padri smarriti si confondono coi figli: giocano agli stessi giochi, parlano lo stesso linguaggio, si vestono allo stesso modo.

La differenza simbolica tra le generazioni collassa. In questo contesto di decadenza emerge forte una esigenza di nuove rappresentazioni del padre.

Il linguaggio dell’arte – e in questo progetto di Mario Perrotta che ho scelto di accompagnare, il linguaggio del teatro – può dare un contributo essenziale per cogliere sia l’evaporazione della figura tradizionale della paternità.

Paternità sia il difficile transito verso un’altra immagine – più vulnerabile ma più umana – di padre della quale i nostri figli – come accade a Telemaco nei confronti di Ulisse – continuano ad invocarne la presenza.” Massimo Recalcati

Crediti

uno spettacolo di e con Mario Perrotta

consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati| collaborazione alla regia Paola Roscioli | aiuto regia Donatella Allegro | costumi Sabrina Beretta | musiche Giuseppe Bonomo, Mario Perrotta | allestimento tecnico Emanuele Roma, Giacomo Gibertoni | foto Luigi Burroni | progetto grafico Fabio Gamberini | organizzazione Permàr | produzione Teatro Stabile di Bolzano | in collaborazione con DUEL

Teatro Biblioteca Quarticciolo Via Ostuni 8 – Roma

Direzione artistica Veronica Cruciani

Info e prenotazioni tel  06 69426222 – 0669426277 promozione@teatrobibliotecaquarticciolo.it

Botteghino feriali ore 18-21.30, festivi ore 16-18.30

Biglietti: intero 12 euro; Ridotto 10 euro (over 65, under 24, possessori Bibliocard)

Acquisto on line  http://www.biglietto.it/newacquisto/titoli.asp?ide=1802

www.teatrobibliotecaquarticciolo.itwww.teatriincomune.roma.it

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La dolce guerra scritto ed interpretato da Elena Ferrari e Mariano Arenella al Teatro Biblioteca Quarticciolo

Disegno luci Davide Rigodanza, costumi Norma Uglietti, management e distribuzione Theatron 2.0, una produzione Cabiria Teatro

“Non conta quel che è avvenuto davvero, conta quel che noi ne pensiamo. Possiamo fingerci la realtà che ci pare.

 E immaginarci, così, socialmente utili”.

In scena il 12 e 13 ottobre 2019 al Teatro Biblioteca Quarticciolo La dolce guerra scritto ed interpretato da Elena Ferrari e Mariano Arenella, una produzione Cabiria Teatro.

Segnalato dalla critica come uno degli spettacoli visti più belli, La dolce guerra ha come protagonisti un pioniere del cinema italiano e una maestra elementare. 1914.

Olmo e Ada amano il proprio lavoro.

Ogni giorno lui si affanna per girare una scena del proprio film, lei per educare i bambini a diventare dei giovani “italiani”.

Possono farlo.

Il periodo storico in cui vivono è carico di entusiasmo, la fiducia nel futuro è alta, e la loro vitalità sarà sicuramente premiata.

Ma come si racconta una storia vera?

Quali immagini devono rimanere impresse nella pellicola? Quali parole devono essere dettate durante una lezione?

Domande che anche oggi dovrebbero essere alla base del lavoro di insegnanti, giornalisti e artisti.

Senza rendersene conto, i due protagonisti ottengono dei successi inaspettati, e convincono milioni di persone ad abbandonare lo splendore della Belle Epoque per vivere gli orrori della guerra.

Fino a quando la guerra non li coinvolgerà direttamente e, vittime della loro stessa manipolazione, entreranno in una terra di disperazione che li porterà a spegnere la cinepresa e a strappare ogni pagina dettata.

È facile raccontare la realtà. Difficile è capire quale realtà raccontare.

Fake news e nemici creati ad hoc non sono cose nate adesso. Sono sempre esistite e hanno avuto la loro definitiva affermazione nei primi decenni del Novecento grazie a due fattori principali.

Allargamento del corpo elettorale in seguito alla legge del 1912 e la nascita di nuove tecnologie.

Il 18 aprile 1914 a Torino, Milano, New York e Parigi viene proiettato per la prima volta “Cabiria”, di Giovanni Pastrone, film kolossal che segnerà il destino del cinema italiano.

Non fu l’unico film importante in quel periodo.

In soli due anni verranno prodotti oltre 200 film di propaganda bellica che trasformeranno il cinema da fenomeno da baraccone in una delle industrie più fiorenti al mondo.

Ma al tempo stesso quegli stessi film, insieme alla neonata scuola statale, che operava identici convincimenti patriottici nei più piccoli, convinceranno la popolazione italiana a partecipare a quella enorme carneficina.

I tempi che stiamo vivendo assomigliano incredibilmente a quelli che hanno condotto l’Europa nel baratro della Prima Guerra Mondiale.

L’entusiasmo per i social network assomiglia a quello scatenato per il cinema di allora e la possibilità di arrivare a tutti rende questi strumenti tanto potenti quanto pericolosi.

Il “popolo” affollava le sale e si emozionava, rideva, piangeva, davanti allo schermo cinematografico così come oggi il “popolo” affolla i social network e si emoziona, ride, piange, commenta ciò che gli accade intorno.

Colpisce anche un’altra analogia: l’estrema facilità con cui si potevano creare i contenuti dei film di allora corrisponde all’ estrema facilità con cui si può fare un post oggi perfettamente credibile.

Per questo abbiamo deciso di girare anche noi un film, durante lo spettacolo, per scardinare da dentro la macchina mitopoietica del film e mostrare la facilità con cui si può confondere la realtà con la narrazione della stessa.

Le vicende dei due protagonisti scelti prendono spunto dalle biografie di personaggi storici realmente esistiti.

Lui segue le orme di Giovanni Pastrone, pioniere del cinema italiano, che trasformò, con la sua precisa determinazione e la sua visionaria creatività, la produzione cinematografica da banale divertimento a industria mondiale.

Lei quelle tracciate da Fanny del Ry, una giovane maestra, che venuta in contatto con le teorie di Maria Montessori, si staccò dal panorama pedagogico comune portando nella scuola il suo rivoluzionario impegno femminista e antimilitarista.

Trailer

https://www.youtube.com/watch?v=cZyod8pS3g4

ORARI

sabato 12 ottobre ore 21.00

domenica 13 ottobre ore 18.00

BIGLIETTI  

Intero 12€ – Ridotto 10€ (over 65, under 24, possessori di Bibliocard)

INFO e PRENOTAZIONI

Teatro Biblioteca Quarticciolo

Via Ostuni 8 – Roma

06 69426 222 | 06 69426 277

promozione@teatrobibliotecaquarticciolo.it

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In prima assoluta con “Cervus” del drammaturgo americano Aaron Mark al Teatro Biblioteca Quarticciolo

Debutta in prima assoluta al Teatro Biblioteca Quarticciolo, sabato 5 alle ore 21.00 e domenica 6 ottobre alle ore 18.00, “Cervus” del drammaturgo americano Aaron Mark.

Un lavoro della compagnia Lumik Teatro con protagonisti Ludovica Apollonj Ghetti e Michele Demaria, quest’ultimo anche regista, traduttore e scenografo di un’opera inedita, sarcastica e pungente, mai rappresentata in Italia.

Ken e Cynthia, marito e moglie.

Un weekend in campagna. Lui parla parla parla e lei si limita ad ascoltare (forse). Sono finalmente rimasti soli: la figlia è andata all’università, il gatto è scappato, la madre è morta.

Possono ritrovare la loro vita di coppia e godersi un po’ di solitudine. Durante il tragitto però investono un cervo e la bestia agonizza in mezzo alla strada.

Se la donna, in preda ai sensi di colpa, vuole salvarla; l’uomo più pragmaticamente mette fine alle sue sofferenze dandole il colpo di grazia.

La donna però non si rassegna, intravede vita lì dove c’è solo un corpo morto sanguinante, mette quindi il cervo nel portabagagli e lo porta a casa per prestargli soccorso.

Quello che doveva essere un weekend romantico si tramuta in un weekend delirante in cui Cynthia, la donna, cerca di nutrire un cadavere, lo coccola e ci parla e l’uomo assiste impotente al progressivo delirio di sua moglie.

In un continuo ribaltamento di forze tra zucche e omelette, tra sangue e docce si svolge questa nerissima commedia.

I legami famigliari, gli impegni lavorativi, i soldi, lo stress della vita quotidiana vengono messi sulla bilancia insieme a terra, sangue e acqua.

Un’altalena emozionale officiata dall’occhio vitreo del misterioso Cervus.

Una pièce divertente ma inquietante, spietata nell’esaminare la natura dell’uomo ma divertita nel raccontarne le inadeguatezze, con protagonisti normali, con i difetti e le idiosincrasie dell’uomo moderno.

Uomini di tutti i giorni alle prese con lo straordinario, deboli, goffi, sbagliati, come tutti noi.

Crediti

di Aaron Mark

con Ludovica Apollonj Ghetti e Michele Demaria

musiche originali Giorgio Mirto

luci Michelangelo Vitullo

assistente alla regia Bruno Prestigio

traduzione, scenografia, e regia di Michele Demaria

costruzione scene Ditta Lustrini

Foto Luisa Fabriziani

Produzione Teatro Studio Uno / Lumik Teatro

Teatro Biblioteca Quarticciolo Via Ostuni 8 – Roma

Direzione artistica Veronica Cruciani

Info e prenotazioni tel  06 69426222 – 0669426277 promozione@teatrobibliotecaquarticciolo.it

Botteghino feriali ore 18-21.30, festivi ore 16-18.30

Biglietti: intero 12 euro; Ridotto 10 euro (over 65, under 24, possessori Bibliocard)

Acquisto on line  http://www.biglietto.it/newacquisto/titoli.asp?ide=1802

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Note in Biblioteca della IUC chiudono con il Quartetto Werther, un gruppo giovane che si sta già affermando ai massimi livelli.

La serie autunnale degli incontri musicali ad ingresso gratuito organizzati dalla IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti in collaborazione con Biblioteche di Roma si conclude sabato 5 ottobre 2019 alle 11.30 nella Biblioteca “Vaccheria Nardi” 

Ne sarà protagonista uno dei migliori giovani gruppi italiani, il Quartetto Werther, formato da Misia Jannoni Sebastianini (violino), Martina Santarone (viola), Simone Chiominto (violoncello) e Antonino Fiumara (pianoforte).

Il pianista è palermitano ma ha studiato al Conservatorio di Firenze, gli altri tre sono romani e hanno studiato al Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, tutti e quattro si stanno attualmente perfezionando col Trio di Parma e Pierpaolo Maurizzi.

Sono ancora molto giovani (la loro età media è 24 anni) ma hanno già suonato presso importanti istituzioni musicali italiane e straniere, tra cui Teatro “La Fenice” di Venezia, Unione Musicale di Torino, Bologna Festival, Accademia Filarmonica Romana, Teatro Ristori di Verona, Moscow International House of Music.

Proprio nelle ultime settimane hanno colto importanti affermazioni: infatti hanno vinto il Concorso di musica da camera “Alberto Burri” di Città di Castello, sono stati tra i tre finalisti del prestigioso Concorso internazionale.

“Trio di Trieste”, dove si sono classificati come miglior quartetto, hanno suonato per due storici festival quali il Festival Pontino e la Sagra Musicale Umbra e sono arrivate importanti scritture dal Bologna Modern Festival e dal Festival delle Nazioni di Città di Castello.

A questo punto una brillante carriera ai massimi livelli artistici non è più un auspicio ma è già una realtà per questi quattro bravissimi giovani musicisti.

In questo incontro musicale, che sarà preceduto da una breve introduzione all’ascolto, il Quartetto Werther suonerà due capolavori della musica da camera del Sette e dell’Ottocento, rispettivamente il Quartetto per pianoforte e archi in sol minore KV 478 di Wolfgang Amadeus Mozart e il Quartetto in mi bemolle maggiore op. 47 di Robert Schumann.

Il Quartetto di Mozart, una delle due sole sue composizioni di questo genere, valorizza per la prima volta nella storia tutte le potenzialità di questo gruppo strumentale, facendone quasi un Concerto per pianoforte e orchestra in miniatura.

Il Quartetto di Schumann – l’unico suo destinato a pianoforte e archi – fu composto nel 1842, uno degli anni più fecondi e creativi di questo autore, e ha quel tono entusiasta, spontaneo ed improvvisatorio che costituisce l’inimitabile fascino della musica di Schumann.

INGRESSO LIBERO E GRATUITO FINO AD ESAURIMENTO POSTI

Sabato 5 ottobre ore 11.30 Biblioteca Vaccheria Nardi

(via Grotta di Gregna 37, tel 0645460491, Roma).

Quartetto Werther

Misia Jannoni Sebastianini, violino
Martina Santarone viola
Simone Chiominto violoncello
Antonino Fiumara  pianoforte

Mozart – Quartetto per pianoforte e archi in sol minore KV 478

Allegro, Andante, Rondò 

Schumann – Quartetto con pianoforte in mi bemolle maggiore op. 47

Sostenuto assai. Allegro

Scherzo. Molto vivace

Andante cantabile 

Finale. Vivace

Ufficio Stampa dell’Istituzione Universitaria dei Concerti:

Mauro Mariani – tel. 335 5725816 – m.mariani.roma@gmail.com

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Teoria del cracker di e con Daniele Aureli al Teatro Biblioteca Quarticciolo

Teoria del cracker di e con Daniele Aureli prodotto da Occhisulmondo è al Teatro Biblioteca Quarticciolo il 28 settembre alle ore 21.00.

 Lo spettacolo, vincitore premio Giuria Popolare Tuttoteatro.com Dante Cappelletti 2017 con debutto in prima nazionale al Festival Primavera dei Teatri XIX edizione, racconta di un piccolo paese di 900 abitanti in cui una donna si ammala.

“È lu bruttu male”, qualcuno dice in giro.

Una storia di nuvole tossiche e di amianto che coinvolge e sconvolge una nazione, un paese, una famiglia.

Ambientato in una provincia italiana, una delle quarantaquattro aree inquinate oltre ogni limite di legge, lo spettacolo scava all’interno di una società apparentemente silente, per far risuonare le urla nascoste di un’umanità ferita.

La Teoria del cracker indaga l’invisibile e il suo paradosso. Un pugno stretto pieno di rabbia e poesia che, con violenta intensità, sbriciola tutto, lasciando tracce di un inno di-sperato alla vita.

La ricerca drammaturgica è strutturata come un corpo. Un corpo studiato, modificato, sezionato e diviso.

Che si è trasformato, che si è lasciato andare; che non sorregge più i pensieri e le volontà.

Un corpo che si è fatto esile e leggero, che diventa la testimonianza del tempo che scorre dall’inizio di un sintomo sino alla fine dell’ultimo respiro.

Tre anni circa. La ricerca è suddivisa in più linee. Tutte parallele.

E queste linee di attenzione costruiscono e sorreggono lo scheletro di questo lavoro, che prende vita attraverso le parole dei protagonisti e attraverso gli occhi degli spettatori.

Crediti

di e con Daniele Aureli
primo spettatore Massimiliano Burini

dramaturg Giusi De Santis
assistenza al lavoro Amedeo Carlo Capitanelli e Matteo Svolacchia
cura del suono Nicola “Fumo” Frattegiani
luci Christian Sorci
drammaturgia e regia Daniele Aureli
organizzazione Elena Marinelli

produzione Occhisulmondo
con il sostegno di Fontemaggiore – Centro di produzione, Corsia Of – Centro di Creazione Contemporanea, Spazio Zut Foligno, Teatro Thesorieri di Cannara, Centro Danza Perugia
Ringraziamenti: premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti, Spin Off Roma, Pro Loco Cesi

Teatro Biblioteca Quarticciolo Via Ostuni 8 – Roma

Direzione artistica  Veronica Cruciani

Info e prenotazioni tel  06 69426222 – 0669426277 promozione@teatrobibliotecaquarticciolo.it

Botteghino feriali ore 18-21.30, festivi ore 16-18.30

Biglietti: intero 12 euro; Ridotto 10 euro (over 65, under 24, possessori Bibliocard)

Acquisto on line  http://www.biglietto.it/newacquisto/titoli.asp?ide=1802

www.teatrobibliotecaquarticciolo.itwww.teatriincomune.roma.it

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Teatro Biblioteca Quarticciolo, ultimo appuntamento di FUORI PROGRAMMA, Festival Internazionale di Danza Contemporanea, direzione artistica Valentina Marini

 Emanuele Soavi InCompany (DE) con Anima, il 6 e 7 settembre alle ore 18.00 e 21.00 al Teatro Biblioteca Quarticciolo, ultimo appuntamento di FUORI PROGRAMMA, Festival Internazionale di Danza Contemporanea, direzione artistica Valentina Marini.

ANIMA, spettacolo rappresentato in site specific, in teatro e in due appartamenti del Quarticciolo, invita il pubblico a inoltrarsi in un percorso che, alla pari di un Film Noir, lo catapulta di fronte a scene tra realtà, sogno e ambiguità.

Ogni singolo spettatore nei suoi spostamenti, guidato da strumenti multimediali, videoproiezioni, frammenti d´immagini e di montaggi sonori, si trova a far parte di scene di folla o di eventi solitari insieme ai due danzatori protagonisti, come in un gioco-rebus alla ricerca di una probabile, inaspettata, reincarnata ANIMA.

ANIMA ridefinisce la relazione tra il corpo umano e ciò che esiste al di là di muscoli, tendini, sangue e ossa, mettendo in discussione i confini tra virtuale e spirituale, reale e immaginario.

Un universo fittizio ma concreto incastonato nelle singole camere d’albergo, un luogo intrinseco, transitorio, un luogo di costante cambiamento, che riflette la connessione effimera tra corpo e anima.

Crediti

concept, regia, coreografia, performance Meritxell Aumedes Molinero ed Emanuele Soavi

video Meritxell Aumedes Molinero

project Management  Achim Conrad, Lisa Kirsch

management/PR Alexandra Schmidt, Silvia Werner

una produzione di Emanuele Soavi incompany ed eyemotionaL

con il sostegno del ministero ‘Kultur und Wissenschaft des Landes Nordrhein-Westfalen’, Città di Colonia, Kunststiftung NRW, Vitlycke – centre of performing arts Tanumshede / Sweden

Fuori Programma, con la direzione artistica di Valentina Marini, alla sua quarta edizione torna in scena nell’estate 2019 appunto con un “Fuori Programma” tracciando un itinerario di spettacoli e laboratori diffusi per la città.

Dalla precedente sede del Teatro Vascello a Monteverde si sposta per abitare gli spazi del Teatro India, Teatro Biblioteca Quarticciolo, Daf Dance Arts Faculty.

Dieci artisti provenienti dall’Italia, Germania, Francia, Spagna condividono con il pubblico visioni e creazioni che ci accompagnano dal 27 giugno al 7 settembre.

Il Festival è prodotto da European Dance Alliance/Valentina Marini Management con il contributo di Regione Lazio- Assessorato alla Cultura e Politiche Giovanili , con il sostegno di Teatro di Roma , Teatro Biblioteca Quarticciolo e  CrAnPi.

Teatro Biblioteca Quarticciolo

via Ostuni, 8 – Roma

Info e prenotazioni

+39 06 69426222

+ 39 347 8312141

fuoriprogrammafestival@gmail.com

Biglietto unico 8€

Acquisto on line 

http://www.biglietto.it/newacquisto/titoli.asp?ide=1802

Come raggiungerci

Tram 14 – Bus 450, 451, 508, 543

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Un cappuccetto rosso del Teatro delle Albe in anteprima regionale a Roma il 7 giugno ore 19.00 al Teatro Quarticciolo

Eolo Award 2019 come “Miglior progetto produttivo” con le seguenti motivazioni«Coprodotto da Accademia Perduta/Romagna Teatri è uno spettacolo nato in Senegal, nuova occasione d’incontro nel solco della feconda relazione del Teatro delle Albe con Diol Kadd e gli attori legati all’indimenticato e indimenticabile Mandiaye N’Diaye.

 Tratto dalla famosissima fiaba, così celebre che nella sua estrema e feconda diffusione si è radicata in tutte le culture, Thioro, intrecciando lingue, strumenti musicali e immaginari tra Italia e Africa, risulta essere una festa per gli occhi, per le orecchie e per il cuore».

Thioro, un cappuccetto rosso senegalese del Teatro delle Albe, il 7 giugno alle ore 19.00, in anteprima regionale a Roma all’interno della programmazione Teatro Ragazzi del Teatro Biblioteca Quarticciolo a cura di Federica Migliotti.

Lo spettacolo si svolge presso il Parco Alessandrino, in collaborazione con Associazione Città Alessandrina, con appuntamento alle ore 18.30 a Teatro in Via Ostuni 8.

Segue in Teatro la proiezione del documentario Dem Dikk Africa – Africa andata e ritorno e l’incontro di approfondimento con la Compagnia.

Thioro, un cappuccetto rosso senegalese è uno spettacolo nato in Senegal, nuova occasione di incontro nel solco del meticciato teatrale del Teatro delle Albe.

Una relazione feconda con la terra di origine di Mandiaye Ndiaye, attore cardine della compagnia scomparso nel 2014, con cui le Albe hanno posto le basi del proprio teatro attraversando insieme i canti e i paesaggi d’Africa.

Reinvenzione dal respiro africano di Cappuccetto Rosso, una delle fiabe europee più popolari al mondo e di cui esistono numerose varianti, Thioro, un Cappuccetto rosso senegalese evoca soltanto il popolare racconto della bambina che indossa un cappuccio rosso e che, mentre attraversa il bosco per portare provviste alla nonna, incontra un temibile lupo che la inganna.

In realtà, in un ritmo pulsante e grazie all’intreccio di diverse lingue, strumenti e immaginari, lo spettatore attraversa non il bosco, ma la savana, e incontra non il lupo, ma Buky la iena, in un viaggio immaginifico e bruciante attraverso l’Africa.

Un lavoro che fa incontrare e mette in corto circuito la fiaba europea con la tradizione africana, partendo dalla suggestione di come l’origine esatta di Cappuccetto Rosso continui a essere un’incognita, e narrazioni basate o ispirate allo stesso tema possano trovarsi non solo nel folklore europeo, ma anche nella tradizione del Lontano e Medio Oriente e in Africa.

Un racconto tradizionale, estratto dal cuore della letteratura orale, che è riuscito senza sforzo e in modo indiscutibile a essere considerato uno dei racconti popolari più famosi di tutti i tempi e che ha rappresentato, e rappresenta ancora, molto più di quello che il lettore o l’ascoltatore comune possono immaginare.

La fioritura afro-romagnola del Teatro delle Albe comincia nel 1987 con la ricerca, tra gli immigrati perlopiù senegalesi al tempo, di coloro che potessero farsi sulla scena immagine di un sud del mondo dilaniato, e partecipare alla costruzione di un percorso condotto sul piano artistico e culturale.

Un meticciato teatrale che nasce quando la compagnia, intrecciando la lezione della tradizione teatrale alla ricerca del nuovo, acquisisce al suo interno dei griots senegalesi, coniugando drammaturgia, danza, musica, dialetti, invenzione e radici.

Età: tout pubblic dai 5 anni

Crediti

THIORO_un cappuccetto rosso senegalese

ideazione Alessandro Argnani, Simone Marzocchi e Laura Redaelli con Fallou Diop, Adama Gueye, Simone Marzocchi | realizzazione porta Danilo Maniscalco | regia Alessandro Argnani

organizzazione Moussa Ndiaye grazie a Ermanna Montanari, Marco Martinelli, Roberto Magnani, Alessandro Renda,Costanza Degani, Serena Cenerelli, Veronica Gennari, Francesca Venturi, William Rossano, Elena Baschieri, Tahar Lamri,CISIM, E-production 

produzione Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, Accademia Perduta – Romagna Teatri, Ker Théâtre Mandiaye Ndiaye

Teatro Biblioteca Quarticciolo

Via Ostuni 8, Roma

Ufficio stampa

Antonino Pirillo

Il chitarrista Federico Fiore, una giovane promessa di grande talento, suona venerdì 10 maggio alle 20.00 nella Biblioteca “Ennio Flaiano”  

“Note in Biblioteca”, la serie di incontri musicali ad ingresso gratuito realizzati dalla IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti in collaborazione con Biblioteche di Roma.

Nato a Roma nel 1990, Federico Fiore comincia lo studio della musica nel 2002. Già nel 2003 incide il suo primo disco per l’associazione “Alberto Sordi” ed inizia ad esibirsi in vari concerti.

Un momento fondamentale per la sua formazione musicale è l’incontro col grande chitarrista Eliot Fisk, con cui studia prima presso il Mozarteum di Salisburgo e ora presso l’Accademia Chigiana di Siena.

Nel 2012 Fiore veste l’abito francescano e nel 2013 emette la sua prima professione semplice nella famiglia religiosa dell’ordine dei frati minori.

In quest’incontro musicale Fiore esegue l’Aria detta “la Frescobalda” di Girolamo Frescobaldi, la Suite n. 2 in re minore BWV 1008 di Johann Sebastian Bach e le Sonate K 14, K 15, K 213, K 492 di Domenico Scarlatti:

sono composizioni scritte originariamente per clavicembalo (Frescobaldi e Scarlatti) e violoncello (Bach), ma si adattano benissimo alla chitarra. In particolare il brano di Frescobaldi, che fu organista in San Pietro dal 1608 al 1643, divenne famoso proprio grazie alla trascrizione per chitarra di Andrés Segovia, che riscosse moltissimo successo:

Segovia stesso la eseguì per la prima volta in Italia nel suo concerto alla IUC del 30 novembre 1960.

La Suite di Bach fa parte di sei lavori per violoncello solo composti intorno al 1720, mentre non è possibile datare con precisione le Sonate per clavicembalo di Scarlatti, coetaneo di Bach, che ne compose ben cinquecentocinquantacinque nell’arco della sua vita.

La seconda parte del programma presentato da Fiore ci porta dal periodo barocco al mondo ispano-americano, con il Valzer n. 3 e Un sueño en la floresta del paraguyano Augustín Barrios, uno dei grandi maestri della chitarra del Novecento, e con il famosissimo Sevilla di Isaac Albéniz:

anche questo brano non è stato scritto per la chitarra, bensì per il pianoforte, ma è diventato celebre nella trascrizione per chitarra e oggi è uno dei più importanti pezzi del repertorio dei chitarristi.

Guida all’ascolto a cura di Marco Surace, laureando del corso magistrale in Musicologia della Sapienza.

Venerdì 10 maggio 2019. ore 20.00 – Biblioteca Ennio Flaiano

Federico Fiore* chitarra

Frescobaldi Aria detta “la Frescobalda”

Bach Suite n. 2 in re minore per violoncello solo BWV 1008

Scarlatti Sonate K 14, K 15, K 213, K 492

Barrios Vals n. 3

Un sueño en la Floresta

Albéniz Sevilla

Guida all’ascolto a cura di Marco Surace

 Ufficio Stampa dell’Istituzione Universitaria dei Concerti:

Mauro Mariani

tel. 335 5725816 – m.mariani.roma@gmail.com

Biblioteca “Ennio Flaiano” (via Monte Ruggero 39, tel. 06 45460431)