“La vedova allegra” va in scena la “prima” domenica 14 aprile repliche 16, 17, 18, 19, 20 aprile. Al Teatro dell’Opera di Roma

Di Cristiana Di Benedetto

Sarà simile a un musical il nuovo allestimento, coprodotto con il Teatro La Fenice di Venezia, dell’operetta “La vedova allegra” Die lustige Witwe di Franz Lehár, che andrà in scena in lingua originale sottotitolata in italiano al Teatro dell’Opera di Roma dal 14 al 20 aprile per la regia di Damiano Michieletto e con la direzione musicale di Constantin Trinks al suo debutto a Roma.

Le scene dell’opera sono realizzate da Paolo Fantin, i costumi da Carla Teti, le luci da Alessandro Carletti e i movimenti coreografici da Chiara Vecchi, il Maestro del Coro è Roberto Gabbiani.

Si esibiranno sul palco: il Barone Mirko Zeta Anthony Michaels-Moore, Valecienne Adriana Ferfecka, Hanna Glawari Nadja Mchantaf, il Conte Danilo Danilowitsch Paulo Szot, Camille de Rossillon Peter Sonn, Raoul de Saint-Brioche Marcello Nardis, Visconte Cascada Simon Schnorr, Kromow Roberto Maietta, Njegus Karl-Heinz Macek.

Alla conferenza stampa di mercoledì 10 aprile ha suscitato curiosità la presentazione del regista Damiano Michieletto del suo nuovo lavoro per gli elementi fortemente innovativi che ha introdotto nella rappresentazione drammaturgica di questa celeberrima operetta.

Il regista Michieletto precisa alla conferenza stampa che il suo sforzo è stato teso a dare una visione dell’opera che pur rimanendo attinente all’originale, fosse capace di esaltare la struttura musicale, dando agli interpreti una maggiore concretezza per creare dei personaggi credibili ed efficaci sul palcoscenico.

La vedova allegra in lingua originale

Per ridare dignità a un genere spesso considerato inferiore all’opera il regista ha fatto la scelta di mettere in scena La vedova allegra nella lingua originale, il tedesco, come già avviene per altre opere ricordiamo il Flauto magico, Die Zauberflote, di Mozart messo in scena in lingua originale al Teatro dell’Opera di Roma nel mese di ottobre 2018.

“Non è l’opera che deve abbassarsi alla nazionalità dello spettatore ma è lo spettatore che deve tendere verso la natura dell’opera…. lo spettatore prende più sul serio la rappresentazione se viene messa in scena nella lingua originale”, ha chiarito Michieletto alla conferenza stampa.

Nel caso della Vedova Allegra, il regista aggiunge, il problema della lingua è legato anche alle traduzioni disponibili in italiano che rendono difficile agli interpreti darecredibilità ai personaggi perché spesso appaiono, nella versione tradotta, ridicoli e buffi.

La vedova allegra sarà ambientata in una Banca

Elemento di novità della rappresentazione introdotto dal regista Michieletto è lo spostamento dell’ambientazione dell’opera dall’Ambasciata dell’ipotetico paese di Pontevedro all’ Istituto di credito di Pontevedro.

“Sono partito dall’idea che ciò che muove tutto, dal punto di vista drammaturgico sono i soldi. L’interesse e l’attenzione rivolti a questa vedova sono motivati esclusivamente dall’eredità che lei porta con sé”.

Partendo da questa premessa il regista afferma di aver radicalizzato il tema dell’opera traslando l’ambientazione dall’ambasciata all’ Istituto di credito di provincia del piccolo stato di Pontevedro.

La crisi dello stato di Pontevedro del testo originale diventa la crisi finanziaria della Banca del paese attorno alla quale gravita la vita di provincia della popolazione locale.

Il Barone Zeta non è più un ambasciatore ma diventa il Direttore di questo Istituto Creditizio che vuole a tutti i costi che la ricca ereditiera pontevedrina Hanna depositi tutti i suoi soldi nelle Casse della Banca, per salvarla dalla grave crisi finanziaria che la porterebbe altrimenti alla bancarotta.

Per questo motivo il Direttore dell’Istituto di credito induce un suo dipendente, Danilo, a corteggiare Hanna per poi chiederle la mano, avendo avuto già con Hanna una relazione in gioventù.

L’uso dell’Istituto di credito di provincia in crisi finanziaria, afferma Michieletto alla conferenza stampa, permette meglio dell’ambientazione dell’opera nell’ambasciata prevista nel libretto di descrivere il mondo della provincia dal quale emergono tutti i personaggi dell’opera, facendo sì che questi diventino più umani, credibili e teatrali.

“E’ un’ambientazione molto concreta, nella quale tutti gli ingredienti che nell’originale assomigliano a un clichè acquistano un sapore più vivido e reale”.

Ambientazione temporale anni 50

Ulteriore elemento di novità è lo spostamento temporale della vicenda dai primi anni del 900 agli anni 50.

Il motivo di questa ambientazione temporale, afferma il regista, nasce dalla visione iniziale di un piccolo paese in cui la Banca è ancora un Istituto di credito cooperativo attorno alla quale gravita la vita della provincia, dove la popolazione locale deposita con fiducia i propri soldi proprio come fecero i propri padri e i propri nonni.

“L’operetta riserva sempre ampio spazio al ballo e bisogna trovare una cifra per inserirlo scenicamente” questa è l’ulteriore giustificazione della scelta dell’ambientazione negli anni 50, chiarita dal regista.

Gli anni 50 permettono, infatti, precisa Michieletto, di utilizzare coreografie legate alla musica rock, twist e al charleston, che veniva ballata nelle tipiche balere.

Ultimo elemento che rende l’ambientazione negli anni 50 una scelta efficace, secondo la visione del regista, è l’emancipazione femminile che iniziava in quegli anni. Hanna è infatti un esempio di donna emancipata in quanto libera, ricca, disinibita a volte frivola che non ha bisogno di sposarsi per riuscire a vivere.

Dopo la “prima” di domenica 14 aprile (ore 19), trasmessa in diretta su Rai Radio3, La vedova allegra di Lehár sarà replicata martedì 16 alle 20, mercoledì 17 alle 20, giovedì 18 alle 20, venerdì 19 alle 18 e sabato 20 alle 16.30.

 La Lezione di Opera del Maestro Giovanni Bietti su La vedova allegra si terrà lunedì 15 aprile, alle ore 20.00, al Teatro dell’Opera di Roma.

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