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La compagnia teatrale Cattive Compagnie in 39 SCALINI da un film di Alfred Hitchcock al Teatro Garbatella

Premio Cerami 2016 come Migior Spettacolo, Miglior attore non protagonista Alessandro Di Somma, Miglior Scenografia e Migliori Costumi.

Torna a grande richiesta a Roma, al Teatro Garbatella da venerdì 11 a domenica 20 ottobre, 39 SCALINI, la versione teatrale del noir hitchcockiano.

Il divertimento e le risate incontenibili sono assicurati dal primo ingresso in scena fino alla chiusura del sipario.

La black comedy è carica di un humour british e di una comicità orginale, a tratti grottesca, che impediscono al pubblico di staccare gli occhi dal palcoscenico anche per un secondo.

“39 scalini”, firmato dall’attenta regia di Leonardo Buttaroni e prodotto da AB Management, riprende l’opera scritta da Patrick Barlow nel 2005, pensata per soli quattro elementi.

Il cast esplosivo è composto da Alessandro Di Somma, Matteo Cirillo e Diego Migeni e Marco Zordan.

Il protagonista dell’opera, Richard Hannay, uomo d’affari intrappolato in un giallo apparentemente senza uscita, è interpretato come da copione da un solo attore (Marco Zordan)

Mentre agli altri tre (Alessandro Di Somma, Diego Migeni, Matteo Cirillo) spetta l’interpretazione vorticosa degli altri 38 personaggi, in un susseguirsi di gag esilaranti, intrighi, colpi di scena e citazioni cinematografiche che rendono lo spettacolo irresistibilmente suggestivo e coinvolgente.

I travestimenti, in un’impostazione metateatrale, si svolgono quasi sempre a vista, evidenziando la poliedricità e l’eccezionale versatilità degli attori.

I quali attori, con maestria, coinvolgono l’intera platea già dalla prima battuta: sono i veri artefici del successo di questa commedia noir, talmente capaci da dissimulare il confine tra copione e improvvisazione.

Una corsa vertiginosa fino all’ultimo travestimento dai ritmi narrativi serrati e incalzanti che conserva la ricchezza dei dettagli psicologici della versione cinematografica girata da Hitchcock nel 1935, da cui riprende l’umorismo graffiante e acuto, l’alta tensione e la suspense.

La scenografia, a cura di Paolo Carbone, rappresenta uno dei punti di forza della spy story: gli spettatori, sfruttando il potere dell’immaginazione, riescono a vedere un oggetto trasformarsi in qualcosa di completamente diverso.

Bauli, scale a pioli, ombrelli diventano così un treno, un’automobile, un aeroplano, una moto e molto altro.

Intrighi internazionali, complotti criminali, donne seducenti e ammaliatrici, un giallo sottile ed esilarante tutto giocato su gag e travestimenti, che omaggia un grande indiscusso maestro del cinema come Alfred Hitchcock e strizza l’occhio alla commedia inglese contemporanea.

Tour teatrale 2019/2020:

dall’11/10 al 20/10 Teatro Garbatella @ Roma

21/11 Teatro Troisi @ San Donato Milanese (MI)

dal 13/12 al 15/12 Teatro Dehon @ Bologna 

dal 24/04 al 26/04 Teatro Tor Bella Monaca @ Roma 

dal 6/05 al 10/05 Teatro Gioiello @ Torino 

Media Relations:
CGP Srl
Giorgio Cipressi
&
Giovanna Palombini palombini.giovanna@gmail.com +39.348.28.18.620
Greta De Marsanich 
Carola Piluso

AB MANAGEMENT 

Andrea Bianco +39.06.5041647

Stefano De Stefani + 39.320.0513912

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Lavoro di Peppino De Filippo regia di Leo Muscato con Enzo De Caro in prima nazionale

Enzo De Caro da domenica 18 a martedì 20 agosto al Festival Teatrale di Borgio Verezzi, in prima nazionale, andrà in scena “Non è vero ma ci credo”, di Peppino De Filippo.

Con Enzo Decaro e Giuseppe Brunetti, Francesca Ciardiello, Lucianna De Falco, Carlo Di Maio, Massimo Pagano, Gina Perna, Giorgio Pinto, Ciro Ruoppo, Fabiana Russo.regia Leo Muscato.

Il commendator Savastano, ricco proprietario di una fabbrica, è estremamente superstizioso, tanto da far dipendere la propria condotta dall’interpretazione dei presagi.

La moglie Teresa e la figlia Rosina non possono più uscire di casa e la figlia, innamorata di un bravo giovane non riesce a presentarlo al padre.

Il fallimento di alcuni affari induce Savastano a licenziare in tronco un suo impiegato, il ragioniere Malvurio, reo di essere secondo lui uno iettatore.

Viene sostituito con Alberto Sammaria, simpatico giovane provvisto soprattutto di una meravigliosa gobba…. Da qui partono una serie di eventi paradossali ed esilaranti…

“Ho mosso i primi passi nel mondo del teatro quando avevo poco più di vent’anni.

Mi ero trasferito a Roma per fare l’Università e non sapevo ancora nulla di questo mestiere. Mi presentai a un provino con Luigi De Filippo e lui mi prese a bottega nella sua compagnia.

Mi insegnò letteralmente a stare in palcoscenico, dandomi l’opportunità di vivere la straordinaria avventura delle vecchie tournée da 200 repliche l’anno.

Rimasi con lui per due stagioni; poi mi trasferii a Milano per studiare regia.

Ci siamo rivisti ventidue anni dopo, pochi mesi prima che morisse. Mi chiese di pensare a un progetto da fare insieme.

Ne pensai mille, ma non abbiamo avuto il tempo di realizzarne uno.

Ereditando la direzione artistica della sua compagnia, ho deciso di inaugurare questo nuovo corso partendo proprio dal primo spettacolo che ho fatto con lui, Non è vero ma ci credo.

Rispettando i canoni della tradizione del teatro napoletano, proveremo a dare a questa storia un sapore più contemporaneo.

Quella che andremo a raccontare è una tragedia tutta da ridere, popolata da una serie di caratteri dai nomi improbabili e che sono in qualche modo versioni moderne delle maschere della commedia dell’arte.

Il protagonista di questa storia assomiglia tanto ad alcuni personaggi di Molière che Luigi De Filippo amava molto.

L’avaro, avarissimo imprenditore Gervasio Savastano, (Enzo De caro) vive nel perenne incubo di essere vittima della iettatura.

La sua vita è diventata un vero e proprio inferno perché vede segni funesti ovunque: nella gente che incontra, nella corrispondenza che trova sulla scrivania, nei sogni che fa di notte.

Forse teme che qualcuno o qualcosa possa minacciare l’impero economico che è riuscito a mettere in piedi con tanti sacrifici.

Qualunque cosa, anche la più banale, lo manda in crisi. Chi gli sta accanto non sa più come approcciarlo.

La moglie e la figlia sono sull’orlo di una crisi di nervi; non possono uscire di casa perché lui glielo impedisce.

Anche i suoi dipendenti sono stanchi di tollerare quelle assurde manie ossessive.

A un certo punto le sue fisime oltrepassano la soglia del ridicolo: licenzia il suo dipendente Malvurio solo perché è convinto che porti sfortuna.

L’uomo minaccia di denunciarlo, portarlo in tribunale e intentare una causa per calunnia.

Sembra il preambolo di una tragedia, ma siamo in una commedia che fa morir dal ridere.

E infatti sulla soglia del suo ufficio appare Sammaria, un giovane in cerca di lavoro. Sembra intelligente, gioviale e preparato, ma il commendator Savastano è attratto da un’altra qualità di quel giovane: la sua gobba.

Da qui partono una serie di eventi paradossali ed esilaranti che vedranno al centro della vicenda la credulità del povero commendator Savastano.

Peppino De Filippo aveva ambientato la sua storia nella Napoli un po’ oleografica degli anni 30.

Luigi aveva posticipato l’ambientazione una ventina d’anni più avanti.

Noi seguiremo questo sua intuizione avvicinando ancora di più l’azione ai giorni nostri, ambientando la storia in una Napoli anni 80.

Una Napoli un po’ tragicomica e surreale in cui convivevano Mario Merola, Pino Daniele e Maradona.

Lo spettacolo concepito con un ritmo iperbolico condenserà l’intera vicenda in un solo atto di 90 minuti. (Leo Muscato)

Borgio Verezzi: Piazza Sant’Agostino Piazza San Agostino, Verezzi, Borgio Verezzi

biglietteria@comuneborgioverezzi.it    

UFFICIO STAMPA COMPAGNIA

Maurizio Quattrini maurizioquattrini@yahoo.it 338 8485333  

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Progetto speciale Radicondoli Festival 2017 Factory Tac produce uno spettacolo di Lisa Capaccioli che ne cura anche la regia con Francesco Dendi, Cantiere Teatrale Adriatico

Il 2 febbraio sul palcoscenico del CANTIERE TEATRALE ADRIATICO approda l’emozionante storia di “Bartali: prima tappa” con Francesco Dendi.

Un ragazzo, appassionato di ciclismo, che si fa chiamare “I’ Bartali” perché è il suo ciclista preferito, innamorato delle corse e della sua bicicletta, si inventa un “Giro d’Italia” tutto suo: fa parte della rete di assistenza clandestina e ogni giorno si deve occupare di portare abiti, cibo e documenti falsi ad ebrei nascosti nella campagna toscana. Il suo sogno di essere proprio come “Ginettaccio” si realizza.

Il finto Bartali, come quello vero, fanno del bene senza che si sappia e sfruttano il talento di saper correre in bicicletta per svolgere la loro ardita missione.

Gino Bartali, oltre ad essere insignito di titoli sportivi, è stato nominato “Giusto tra le Nazioni” per la sua opera di aiuto strettamente connessa all’attività della DELASEM (delegazione per l’assistenza degli emigranti) lo spettacolo si focalizza su due elementi: da una parte Bartali, grande corridore e dall’altra la DELASEM, una rete, prima autorizzata dal regime fascista e poi negata.

Bartali faceva parte della rete, perché connesso al Cardinale di Firenze Elia dalla Costa (anche lui membro attivo della Delasem sul territorio Toscano) e si occupava di trasportare carte d’identità false sotto la sella della sua bicicletta da Firenze ad Assisi, passando per Perugia.

Essendo un ciclista e dovendosi allenare anche se l’attività sportiva ufficiale era ferma, Bartali aveva la possibilità di viaggiare attraverso le strade senza essere fermato ai posti di blocco, o se fermato, la sua fama gli permetteva di non essere soggetto a troppe domande.

È proprio questo percorso lo spunto che ha suggerito la struttura dello spettacolo, composto di “tappe” vittoriose ma silenti. Tappe dense di racconti, descritte attraverso gli occhi curiosi e attenti di un personaggio che si muove in un percorso geografico lungo le strade dell’Italia in guerra sulla via della solidarietà.”

Cantiere Teatrale Adriatico

Via Sallustio, 19 – 65127 Pescara (PE)

Info prenotazioni tel. 085.4549249 – cell. 348.7127076

Sabato 2 febbraio ore 18.00 e ore 21.00

Da un’idea di Paola Bigatto e Lisa Capaccioli, con Francesco Dendi, testo e regia Lisa Capaccioli, tecnica, luci e video Alessandro Di Fraia e Chiara Nardi, produzione Factory TAC

Ufficio stampa

A.C. Foxtrot Golf 333.7000725

Dieci personaggi si alternano in scena in un tourbillon di battute, sfiorando il teatro dell’assurdo.

Teatro Fara Nume dal 12 al 24 ottobre 2018 La Compagnia Teatrale Mercanti di Stelle Presenta “…e ci chiamano matti” di Luca Franco con Germano Germani, Sabrina Sgarra, Eleonora Allegretti, Davide Giacinti, Giuseppe Chianese, Ludovica Pimpinella, Monica Falconi, Erica Picchi, Mauro Ballanti, Elena Fiorenza, regia di Monica Falconi

Otto ospiti di una casa di cura mentale cercano di dimostrare ai dottori di non essere matti, ma di meritarsi la libertà. 

Dieci personaggi si alternano in scena in un tourbillon di battute, sfiorando il teatro dell’assurdo, rappresentando una realtà solo apparentemente nonsense e in modo delicato e irresistibilmente comico ci avvicineranno al mondo della follia.

In un’epoca in cui la legge Basaglia ha chiuso i cosiddetti “manicomi” si spiega come, ancora oggi, l’approccio al disagio mentale non metta al centro la persona, ma solo le sue superficiali nevrosi o psicosi. 

Gli spettatori, condotti per mano in una catena concentrica di esilaranti scambi di battute serrate, compieranno un viaggio nelle storie di ogni personaggio, fino al finale a sorpresa e niente affatto scontato.  

NOTE DI REGIA 

Il cast di questa versione è formato con uno scopo particolare. Senza stravolgere l’assetto originale della prima versione della commedia, ho scelto attori e attrici in modo trasversale.

Il litorale romano è una fucina di compagnie teatrali spesso “in competizione” tra loro. Questa volta l’esperimento registico è stato scegliere individualità forti, non solo attori, ma anche autori e registi delle compagnie più forti del territorio Ostiense. 

La Compagnia Fuori Tempo Massimo, la compagnia Compagni di scena, la compagnia Il cappellaio matto e la compagnia Mercanti di stelle confluiscono in un unico cast il cui obiettivo è quello di veicolare il senso più profondo dell’arte, senza divisioni e senza competizioni, a completo servizio dell’unico obiettivo che abbia senso davvero: il PUBBLICO. Monica Falconi

aiuto regia Giuseppe Chianese

tecnico Niccolò Belfare

foto di scena Valerio Faccini

riprese Federico Volpi

Teatro Fara Nume

Via Domenico Baffigo, 161 – 00121 Ostia Lido – Roma

dal 12 al 14 ottobre 2018

venerdì e sabato alle 21

domenica alle 18

Info e prenotazioni 065612207

info@teatrofaranume.it

Biglietti:

Intero 12.00 euro

Ridotto 10.00 euro

Per gruppi di oltre 30 persone ridotto speciale a 8.00 euro 

Ufficio stampa

Flaminio Boni

flaminioboni@gmail.com

 

Il teatro Argot Studio è giunto oramai alla sua trentacinquesima stagione e ad animarlo è ancora l’irrinunciabile desiderio, o forse meglio la necessità, di indagare la contemporaneità, cercando di decifrarla e interpretarla attraverso linguaggi mai scontati.

La stagione 2018/2019 è divisa in due parti, una dedicata alle nostre produzioni e un’altra alle ospitalità. Una scelta che testimonia la natura più profonda e sincera di Argot: quella di essere casa, quindi luogo in cui si crea e in cui si accoglie, ma non solo… 

A tal proposito il direttore artistico di Argot Produzioni Maurizio Panici ci renderà partecipi delle collaborazioni per la costruzione di una rete nazionale per il teatro contemporaneo, un rapporto importante con il Centro di Produzione Teatrale del Veneto – La Piccionaia e con la città di Marostica.

Infatti, la prima parte di stagione, dal 3 ottobre al 27 gennaio, è abitata dagli spettacoli targati Argot Produzioni: ben sette debutti che, come afferma il direttore artistico Francesco Frangipane, “abbiamo voluto fortemente far nascere in casa, come dei figli da accudire, amare, proteggere, prima che spicchino il volo”.

L’apertura di stagione con due drammaturghi storici per Argot: Umberto Marino e Sergio Pierattini, del primo dei quali portiamo anche in tournée il suo Roger con Emilio Solfrizzi, che ha debuttato al Napoli Teatro Festival Italia 2018.

E poi la presenza di due trentenni: Alice Spisa e Tiziano Panici, che si confrontano con Čechov ed Erasmo da Rotterdam, con due progetti novità assolute. I testi di due giovanissimi, Aliosha Massine e Giuseppe Tantillo, che testimoniano la grande apertura nei confronti dei giovani.

E infine la messa in scena da parte di Francesco Frangipane di un testo novità assoluta per l’Italia, 7 anni, nella linea portante cinema/teatro/cinema da sempre filo rosso delle proposte Argot.

Apre la stagione, dal 3 al 21 ottobre, lo spettacolo Volevamo essere gli U2 ma forse era meglio Vasco, ‘sequel’ della commedia di successo Volevamo essere gli U2, che nel 1990 ha debuttato proprio con noi e che segna il gradito ritorno all’Argot dell’autore e regista Umberto Marino e del cast originale “in una nuova pièce generazionale con musiche in scena, battute e qualche lacrima”.

Si prosegue, dal 23 al 31 ottobre, con Un mondo perfetto, scritto e diretto da Sergio Pierattini. Il testo affronta il tema attuale e complesso dell’adozione o delle false vocazioni, di sogni che una volta svelatisi mostrano la faccia della sconfitta e del disinganno.

Quindi dall’8 al 17 novembre, l’adattamento di Zio Ivan di Čechov, firmato da Alice Spisa. Prendendo le mosse da Čechov, Zio Ivan esplora un mondo sempre più tragicamente improntato all’individualismo, in un’Italia moderna e accecata dagli idoli.

Dal 20 al 25 novembre, Per Caterina ideato e diretto da Aliosha Massine. Da una parte un padre che lotta per i sogni di sua figlia, una bambina di sei anni innamorata della danza classica e, dall’altra, un consulente finanziario costretto dalle circostanze a beffarsi dell’amico.

Poi ancora due spettacoli che portano le firme dei nostri direttori artistici: dal 27 novembre al 2 dicembre, Elogio della follia #ilikedopamina, ispirato al capolavoro di Erasmo da Rotterdam, riscritto da Aleksandros Memetaj con la regia di Tiziano Panici.

 Un ritratto distopico della società di oggi, dove il fenomeno dei social media, della visualizzazione spasmodica e dello Star-System assume rilevanza fondamentale tale da dividere il mondo in due classi: classe A e classe C.

E dal 5 al 23 dicembre 7 anni, successo spagnolo tradotto e adattato per il teatro da Enrico Iannello con la regia di Francesco Frangipane. I soci fondatori di un’azienda di grande successo, infatti, vengono a sapere che il fisco ha messo gli occhi sul loro conto segreto in Svizzera, su cui hanno depositato una grossa somma di denaro non dichiarato. Di fronte alla prospettiva di finire tutti alla sbarra, i quattro giungono alla conclusione che uno solo dovrà assumersi la colpa e scontare sette anni in carcere per il bene dell’azienda.

Chiude questa prima parte, dal 22 al 27 gennaio, Best Friend di Giuseppe Tantillo. Cris e Davi hanno dieci anni e se lo dicono spesso. Come fosse un mantra. In questo bisogno di affermarlo risiede la loro prima dichiarazione di libertà. Scegliere l’amico del cuore è, infatti, la prima grande decisione che la vita ci chiede di prendere. È un po’ come perdere la verginità. Da quel momento ad ogni azione corrisponde una conseguenza. E la ricerca di se stessi può avere inizio.

La seconda parte di stagione, dal 31 gennaio al 12 maggio, anima il nostro palcoscenico con una serie di ospitalità fortemente volute, un insieme di sensibilità pronte a mettersi in gioco all’interno di questa nostra ‘officina culturale’.

Ecco i nomi che sono stati scelti nella costante ricerca di originalità e azione creativa: Margine Operativo; Fabiana Iacozzilli/Lafabbrica; Menoventi; Kronoteatro; Trento Spettacoli/Woody Neri/ Andrea Baracco; La Corte Ospitale/Compagnia Della Valle-Petris; Gianluca Merolli; Toscana Spettacoli/Oscar De Summa/Ciro Masella; Fabrizio Martorelli/Gianluca Ariemma.

A questi si aggiungono interessantissime collaborazioni, come l’ODIN TEATRET di Eugenio Barba, Adriano Pantaleo e il NEST_Napoli Est Teatro, realtà partenopea che opera sul territorio periferico della città, testimonianza concreta di teatro civile.

A chiudere la stagione la rassegna OVER, targata Argot Produzioni e Dominio Pubblico, un progetto quest’ultimo di audience development, nato tra le pareti di questa casa e di quelle del teatro dell’Orologio.

La rassegna è animata da giovani talenti della scena ancora inesplorati, nuove intelligenze su cui scommettere per dare rinnovata vitalità al sistema del teatro italiano.

Siamo lieti e orgogliosi di chiudere la stagione 2018/2019 con queste giovani leve: il loro lavoro intercetta perfettamente la natura di Argot Studio come luogo in cui formarsi, sperimentare e crescere, prima come persone poi come artisti.

Ceci n’est pas un théâtre  

Le stagioni finiscono. Le estati passano. Cambia il clima, cambiano i governi. E noi siamo ancora qui, con una sola unica certezza: la nostra Casa dolce Casa. Una casa anche quest’anno abitata da vecchi amici che tornano a farci visita, da inquilini fedeli e affezionati e da tanti nuovi ospiti che si affacciano per la prima volta alla nostra porta.

È stata sempre questa la peculiarità dell’Argot: mischiare le carte, far crollare le certezze, shakerare il vecchio col nuovo per avventurarsi su strade poco battute ed accogliere stimolanti sfide. E così anche quest’anno abbiamo lavorato per proporvi un banchetto ricco e variegato con tanti prodotti fatti in casa (made in Argot), ma anche tante prelibatezze d’importazione.

La prima parte di stagione, da ottobre a gennaio, è targata Argot Produzioni con ben 7 debutti, che abbiamo voluto fortemente ‘far nascere’ in casa, come dei figli da accudire, amare, proteggere, prima che ‘spicchino il volo’.

Perché a casa si può giocare, si può sperimentare, si può sbagliare, e l’Argot sempre di più vuole essere quella casa in cui autori, registi, attori, scenografi, costumisti, light designer, musicisti e tecnici si possono esprimere in libertà.

L’Argot non vuole solo aprire le porte per mostrare cosa nasce tra queste mura, ma vuole continuare, come da tradizione, ad affacciarsi alla finestra, per farsi attraversare da quello che succede fuori e ad essere un attento osservatore della contemporaneità.

E così tanti artisti che l’Argot segue con affetto e attenzione abiteranno il nostro spazio nella seconda parte della stagione, da febbraio a giugno.

L’Argot si conferma dunque casa, laboratorio d’idee, officina culturale e centro di produzione, quindi non solo un teatro. Parafrasando uno dei più grandi esponenti del surrealismo potremmo dire: “Ceci n’est pas un théâtre”.

Direzione Artistic Francesco Frangipane

Teatro Argot Studio

Via Natale Del Grande, 27| 00153 Roma

Tel. 06/5898111

info@teatroargotstudio.com

www.teatroargotstudio.com

P.IVA: 08154421005 | C.F. 06932070581

 

ufficio stampa: Maurizio Quattrini

mail: maurizioquattrini@yahoo.it

ufficiostampa@teatroargotstudio.com

+39 338 8485333

 

 

Il Teatro Golden apre la stagione teatrale con “Parzialmente Stremate con Federica Cifola, Gaia De Laurentis, Beatrice Fazi e Giulia Ricciardi, di Giulia Ricciardi, regia Michele La Ginestra, produzione Teatro 7. 

Martedì 25 settembre 4 splendide artiste daranno il via alla stagione del Teatro Golden, Federica Cifola, Gaia De Laurentiis, Beatrice Fazi, Giulia Ricciardi saranno le interpreti della commedia “Parzialmente stremate”. Scritta da Giulia Ricciardi e diretta da Michele La Ginestra, Parzialmente stremate ci catapulta nel mondo di molte di donne di oggi, capaci tanto quanto gli uomini di mal sopportare le responsabilità, le difficoltà della vita adulta e di rimanere a vita adolescenti.

Federica Cifola, attrice di cinema, televisione, conduce con Enrico Vaime la trasmissione Black out su Radio 2. Gaia De Laurentiis, ha condotto tante trasmissione televisive come “Target”, “Stranamore”, nel 2017 ha condotto Mission Green su La 5, è attrice teatrale e televisiva. Beatrice Fazi ha interpretato la famosa Melina di un “Medico in famiglia”, tante le sue interpretazioi per teatro e Tv. In questi giorni su Tv2000 conduce la trasmissione “Per sempre”.  Giulia Ricciardi attrice di cinema, televisione e teatro. Ha partecipato a trasmissioni come Zelig, Zelig off, allaserie tv “Carabinieri”, ha scritto numerose commedie teatrali.

Non sono solo gli uomini a scappare, a “non sentirsi pronti” ad essere immaturi. Accanto alla sindrome di Peter Pan, c’è quella di Campanellino. Siamo tutte un po’ “Trilly”. Sicuramente lo sono le quattro protagoniste di Parzialmente Stremate. Stremate dalla vita, dagli eventi e dalle responsabilità che forse non sono in grado di sostenere. Il matrimonio di una delle quattro, o meglio il matrimonio schivato, tirerà fuori le fragilità di ognuna di loro. Tra gag e battute, anche le verità più scomode sfoceranno in una risata. Giulia Ricciardi 

Non so come, quando e perché mi sia balenata l’idea di dirigere quattro donne, quattro attrici scalmanate, in uno spettacolo che parla di donne, scritto da una donna, con un aiuto regia donna… Non so come sia riuscito a farmi ascoltare, a far sì che i miei suggerimenti sulla modifica del testo venissero presi per buoni, e, soprattutto, a convincere le quattro del “quanto sia meglio” prendere una risata che apparire affascinanti… So solo che: il pubblico è rimasto entusiasta, gli addetti ai lavori “positivamente colpiti” e tutti i giornalisti ne hanno parlato bene! Forse il segreto sta nel fatto, che per la prima volta, in un prodotto di e per donne, ci ha messo le mani un uomo, e che nello scambio di esperienze, tutti si arricchiscano? Un’ora e venti incalzante, fatta di risate eleganti, di ironia intelligente che spinge a riflettere, e quattro attrici, favolosamente diverse una dall’altra! Michele La Ginestra

SPETTACOLI

da martedì a sabato ore 21.00 – domenica e sabato ore 17.00

Lunedì riposo

PREZZI

Intero € 30,00 ridotto € 25,00

TEATRO GOLDEN

Via Taranto, 36 00182 ROMA

www.teatrogolden.it

info@teatrogolden.it

Tel. 06.70.49.38.26

Ufficio Stampa Teatro Golden Daria Delfino tel. 347.6687903 daria.delfino@gmail.com