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Il Teatro delle Ariette torna a Roma al Teatro Biblioteca Quarticciolo con lo spettacolo, con cena, “Tutto quello che so del grano”

Al Teatro Biblioteca Quarticciolo, dall’11 al 14 dicembre alle ore 21, torna il Teatro delle Ariette con lo spettacolo, con cena, Tutto quello che so del grano con Paola Berselli, Maurizio Ferraresi e Stefano Pasquini, regia Stefano Pasquini.

Una focaccia, una lettera, un uomo e una donna, che vivono insieme da più di trent’anni, coltivano la terra, allevano animali e fanno teatro: questi i soggetti dello spettacolo.

Forse la sera prima hanno litigato. Per questo l’uomo si sveglia presto e impasta una focaccia per lei, con la farina del grano che hanno coltivato.

È da venticinque anni che seminano il grano insieme, così lui decide, nelle pause, tra una lievitazione e l’altra, di scriverle una lettera, una sorta di testamento, per dirle tutto quello che sa del grano, tutto quello che crede di avere imparato o pensa di avere capito.

Scrive per lei, perché è un’attrice, per regalarle un monologo così bello da vincere tutti i premi e avere un grande successo, perché lei possa leggere e dire le sue parole di fronte agli spettatori e lui possa, nascosto tra loro, ascoltarle, pronunciate dalla sua voce, ogni sera, per sempre.

L’intenso racconto del proprio vissuto tra crisi e rinascite, del teatro che si radica alla terra e alle sue leggi, diventa condivisione di un’idea di storia come inizio, del cibo come relazione umana, esperienza dei riti della civiltà contadina, che possono rivivere oggi nel rito del teatro.

“Tutto quello che so del grano è uno spettacolo a forma di imbuto.

Quando arrivi al collo dell’imbuto, se vuoi passare di là, devi fare i conti con quello che sei, con la materia di cui sei fatto.

E io voglio passare di là, attraversare il buio di questo presente e arrivare nell’aperto, in quel posto dove sbocciano i fiori a non finire, per immaginare un altro mondo, un futuro possibile, luminoso, fosse anche tra 2781 anni.

Tutto quello che so del grano è fatto di pochi, semplici elementi.

Una lettera. Una focaccia. Un uomo e una donna. La campagna e il teatro.  Tutto quello che so può essere niente.

E il grano? Alle soglie dei sessant’anni, qualcosa devo pure avere imparato, qualcosa devo sapere, e questo qualcosa non posso tenerlo per me, perché faccio teatro … perché …

Tutto quello che so del grano è appena nato.

Non so se dopo questo spettacolo ne faremo un altro. Non è certo questo il momento di pensarci.

Eppure ci penso. Ogni spettacolo è sempre l’ultimo.

Tu pensi che sia eccitante fare uno spettacolo. Hai ragione, ma la creazione è anche fatica … alla fine ti senti svuotato … sei pieno di dubbi … di domande … Capirai quello che vogliamo dire?

Questo sforzo serve a qualcosa? Cosa penserai di noi?

Forse che il grano non interessa più nessuno … e forse neanche il teatro … eppure continuiamo a nutrirci di pane … e tu, spero, verrai a teatro … in fondo … tutto il mio teatro … non è altro che una lunga lettera … indirizzata a un unico destinatario … lo spettatore.

Tu scrivi ancora delle lettere? Io sì, ogni tanto … tu a chi scrivi? Se io dovessi scrivere una lettera … oggi … la scriverei a te.”

Cena (in piedi): focacce con formaggi, salumi e verdure… e vino!

Spettacolo per 50 persone a sera.

Crediti

Teatro delle Ariette

Tutto quello che so del grano

di Paola Berselli e Stefano Pasquini
con Paola Berselli, Maurizio FerraresieStefano Pasquini

regia Stefano Pasquini
scenografia e costumi Teatro delle Ariette | luci e audio Massimo Nardinocchi| video Stefano Massari | segreteria organizzativa Irene Bartolini| comunicazione e ufficio stampa Raffaella Ilari

Teatro Biblioteca Quarticciolo Via Ostuni 8 – Roma

Direzione artistica Veronica Cruciani

Info e prenotazioni tel  06 69426222 – 0669426277 promozione@teatrobibliotecaquarticciolo.it

Botteghino feriali ore 18-21.30, festivi ore 16-18.30

Biglietto unico con cena: 20€

Acquisto on line  http://www.biglietto.it/newacquisto/titoli.asp?ide=1802

www.teatrobibliotecaquarticciolo.itwww.teatriincomune.roma.it

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Claudio Morici torna al Teatro Biblioteca Quarticciolo, in anteprima nazionale, con “Il grande carrello”. 6 e 7 dicembre ore 21,

Claudio Morici, 6 e 7 dicembre alle ore 21, torna al Teatro Biblioteca Quarticciolo, in anteprima nazionale, con Il grande carrello, spettacolo liberamente tratto dal libro di Fabio Ciconte e Stefano Liberti, e prodotto da Terra! onlus, con il sostegno di Lush e in collaborazione con TeatroxCasa.

In Italia il 70 per cento degli acquisti alimentari avviene in un esercizio della Grande distribuzione organizzata. I supermercati hanno un ruolo primario nella vita di tutti noi.

Teatro Quarticciolo. Ma da dove arriva il cibo che vendono? Chi ne decide il prezzo e la disposizione sugli scaffali? Perché c’è un certo prodotto piuttosto che un altro?

Ciconte e Liberti rispondono a queste ed altre domande nel libro “Il Grande Carrello” (Laterza 2019) che diventa ora uno spettacolo teatrale dello scrittore e performer Claudio Morici.

Un’indagine comica e serissima che scompone e mette a nudo la realtà dietro gli scaffali. Un viaggio in un mondo che è parte integrante della nostra vita e che la influenza molto più di quanto pensiamo.

L’obiettivo è informare su questioni fondamentali ma anche suscitare reazioni che, mai come in questo caso, potremmo definire “di pancia”.

Teatro Biblioteca Quarticciolo Via Ostuni 8 – Roma

Direzione artistica Veronica Cruciani

Info e prenotazioni tel  06 69426222 – 0669426277 promozione@teatrobibliotecaquarticciolo.it

Botteghino feriali ore 18-21.30, festivi ore 16-18.30

Biglietti: intero 12 euro; Ridotto 10 euro (over 65, under 24, possessori Bibliocard)

Acquisto on line  http://www.biglietto.it/newacquisto/titoli.asp?ide=1802

www.teatrobibliotecaquarticciolo.itwww.teatriincomune.roma.it

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Leviedelfool presentano “YORICK [Reloaded] – un Amleto dal sottosuolo”. al Teatro Biblioteca Quarticciolo

Leviedelfool presentano YORICK [Reloaded] – un Amleto dal sottosuolo, il 30 novembre alle ore 21.00 e il 1 dicembre alle ore 18.00 al Teatro Biblioteca Quarticciolo.

Una linea che divide il cervello in due emisferi. Una linea che separa il bene dal male, il sano dal malato, ciò che è consentito dire e ciò che è meglio tacere.

C’è una linea che è confine e divide le onde del mare: una linea che è frontiera.

E’ una linea che separa il presente dal ricordo e c’è un confine in ognuno di noi che separa l’abisso dell’irrazionale dalle fortezze costruite dalla ragione.

C’è una linea che separa i vivi dai morti. Amleto, atto V scena I. Un cimitero qualsiasi in Danimarca.

Scavando la fossa per Ofelia viene ritrovato il teschio che un tempo fu Yorick, il buffone di corte di re Amleto.

Svegliato dal “lungo sonno”, interpellato dal dramma, Yorick assiste dal sottosuolo allo spettacolo che si sta svolgendo proprio sopra di lui e intanto ci racconta il sottosuolo,

il non visibile, ciò che si nasconde alla ragione umana, ciò che di solito riemerge nei sogni.

Il sottosuolo di Yorick è uno spazio abitato dall’immaginazione, da un pensiero che è obliquo più che retto, da quei poeti definiti pazzi dall’altra versione dei fatti.

Il sottosuolo si nutre dello scorrere eterno del dramma in superficie. Non è più il luogo della morte, ma quello della follia, dello sguardo sull’abisso.

C’è una linea. Il tempo passa e i significati aldilà delle linee cambiano: quello che per un greco antico era un “invasato dal dio”, per un medievale un “posseduto dal demonio”, per la scienza psichiatrica diventa un “malato”.

Il tempo passa e i matti che una volta venivano allontanati via mare e affidati all’acqua, vengono rinchiusi.

Il mare, metafora dell’instabile e dell’inquietante, diviene pozzanghera della terra e le sue onde divise in acque territoriali per delimitare anche sull’instabile le proprietà dell’uomo.

L’inconscio, eterna creazione di forme, diviene landa deserta da conquistare e civilizzare e la follia, figura cosmica, trasformata in difetto della ragione.

Così in questo orizzonte reso piatto e arido dalla psicoanalisi e dalla psichiatria con il loro vano tentativo di codificare l’anima attraverso un balbettìo di schemi, sintomi ed elenchi, ci sono ancora poche imbarcazioni che hanno l’ardire di salpare oltrepassando confini come se questi non esistessero realmente.

Sono matti, poeti o semplicemente immigrati clandestini.

Sono navi che trasportano anime pericolose perché a comandarle è una voce interiore che esce da un altoparlante di bordo.

La voce di un teschio che si dice che un tempo fosse in grado di farci vedere dentro a quel fondo inesplorato e capace di scherzare su tutto, persino sulla morte.

Crediti

Leviedelfool in collaborazione con Teatro del Carretto

YORICK [Reloaded] – un Amleto dal sottosuolo

uno spettacolo di LEVIEDELFOOL

drammaturgia e regia Simone Perinelli

con Simone Perinelli

aiuto regia e organizzazione Isabella Rotolo | musiche originali Massimiliano Setti e al violoncello Luca Tilli | disegno luci e scene Fabio Giommarelli | tecnico del suono Marco Gorini | costumi Labàrt Design di Laura Bartelloni | foto e grafica Manuela Giusto | Si ringrazia per la collaborazione artistica Roberta Nicolai

Teatro Biblioteca Quarticciolo Via Ostuni 8 – Roma

Direzione artistica Veronica Cruciani

Info e prenotazioni tel  06 69426222 – 0669426277 promozione@teatrobibliotecaquarticciolo.it

Botteghino feriali ore 18-21.30, festivi ore 16-18.30

Biglietti: intero 12 euro; Ridotto 10 euro (over 65, under 24, possessori Bibliocard)

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Leviedelfool presentano “YORICK [Reloaded] – un Amleto dal sottosuolo”. 30 novembre, ore 21.00 e 1 dicembre, ore 18.00 al Teatro Biblioteca Quarticciolo

Leviedelfool presentano YORICK [Reloaded] – un Amleto dal sottosuolo, il 30 novembre alle ore 21.00 e il 1 dicembre alle ore 18.00 al Teatro Biblioteca Quarticciolo.

C’è una linea che divide il cervello in due emisferi. Una linea che separa il bene dal male, il sano dal malato, ciò che è consentito dire e ciò che è meglio tacere.

Una linea che è confine e divide le onde del mare: una linea che è frontiera. C’è una linea che separa il presente dal ricordo e c’è un confine in ognuno di noi che separa l’abisso dell’irrazionale dalle fortezze costruite dalla ragione.

C’è una linea che separa i vivi dai morti. Amleto, atto V scena I.

Un cimitero qualsiasi in Danimarca. Scavando la fossa per Ofelia viene ritrovato il teschio che un tempo fu Yorick, il buffone di corte di re Amleto.

Svegliato dal “lungo sonno”, interpellato dal dramma, Yorick assiste dal sottosuolo allo spettacolo che si sta svolgendo proprio sopra di lui e intanto ci racconta il sottosuolo.

Il non visibile, ciò che si nasconde alla ragione umana, ciò che di solito riemerge nei sogni.

Il sottosuolo di Yorick è uno spazio abitato dall’immaginazione, da un pensiero che è obliquo più che retto, da quei poeti definiti pazzi dall’altra versione dei fatti.

Il sottosuolo si nutre dello scorrere eterno del dramma in superficie. Non è più il luogo della morte, ma quello della follia, dello sguardo sull’abisso.

C’è una linea.

Il tempo passa e i significati aldilà delle linee cambiano: quello che per un greco antico era un “invasato dal dio”, per un medievale un “posseduto dal demonio”, per la scienza psichiatrica diventa un “malato”.

Il tempo passa e i matti che una volta venivano allontanati via mare e affidati all’acqua, vengono rinchiusi.

Il mare, metafora dell’instabile e dell’inquietante, diviene pozzanghera della terra e le sue onde divise in acque territoriali per delimitare anche sull’instabile le proprietà dell’uomo.

L’inconscio, eterna creazione di forme, diviene landa deserta da conquistare e civilizzare e la follia, figura cosmica, trasformata in difetto della ragione.

Così in questo orizzonte reso piatto e arido dalla psicoanalisi e dalla psichiatria con il loro vano tentativo di codificare l’anima attraverso un balbettìo di schemi.

Sintomi ed elenchi, ci sono ancora poche imbarcazioni che hanno l’ardire di salpare oltrepassando confini come se questi non esistessero realmente.

Sono matti, poeti o semplicemente immigrati clandestini.

Sono navi che trasportano anime pericolose perché a comandarle è una voce interiore che esce da un altoparlante di bordo.

La voce di un teschio che si dice che un tempo fosse in grado di farci vedere dentro a quel fondo inesplorato e capace di scherzare su tutto, persino sulla morte.

Crediti

Leviedelfool in collaborazione con Teatro del Carretto

YORICK [Reloaded] – un Amleto dal sottosuolo

uno spettacolo di LEVIEDELFOOL

drammaturgia e regia Simone Perinelli

con Simone Perinelli

aiuto regia e organizzazione Isabella Rotolo | musiche originali Massimiliano Setti e al violoncello Luca Tilli | disegno luci e scene Fabio Giommarelli | tecnico del suono Marco Gorini | costumi Labàrt Design di Laura Bartelloni | foto e grafica Manuela Giusto | Si ringrazia per la collaborazione artistica Roberta Nicolai

Teatro Biblioteca Quarticciolo Via Ostuni 8 – Roma

Direzione artistica Veronica Cruciani

Info e prenotazioni tel  06 69426222 – 0669426277 promozione@teatrobibliotecaquarticciolo.it

Botteghino feriali ore 18-21.30, festivi ore 16-18.30

Biglietti: intero 12 euro; Ridotto 10 euro (over 65, under 24, possessori Bibliocard)

Acquisto on line  http://www.biglietto.it/newacquisto/titoli.asp?ide=1802

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La Compagnia Cesare Giulio Viola presenta Polvere in prima nazionale il 22 e 23 novembre alle ore 21.00.

Teatro Quarticciolo. Polvere è il pretesto per raccontare dal punto di vista di una famiglia tarantina, gli effetti che la grande acciaieria (ILVA) provoca ai danni della città di Taranto e dei suoi abitanti.

La famiglia Cataldo è composta da Mimmo, Marina e il figlio Piero, insieme vivono nel quartiere Tamburi a ridosso dell’impianto siderurgico.

Mimmo lavora per l’acciaieria come operaio metalmeccanico specializzato, mentre Marina insegna in una scuola elementare.

Da qualche tempo Marina è in aspettativa perché ha riscontrato un carcinoma alla pleura.

Piero, loro unico figlio, vive un rapporto conflittuale con il padre, lo ritiene il responsabile diretto della malattia della madre.

Questa triste vicenda viene smorzata dalla figura di un Ragazzino, che non è altro che la proiezione di Mimmo da giovane, prima che diventasse uomo, lavoratore, marito, padre.

Apparirà quasi ex machina all’interno della storia facendoci gustare un’Italia del passato.

Una Taranto di una volta, prima dell’avvento del grande mostro (Italsider e poi ILVA) prima dei social network.

Questo Ragazzino tornerà costantemente durante la storia come una boccata d’aria buona.

“Polvere” racconta la storia di una famiglia appesantita dal piombo, dal nichel, dalla diossina, dall’arsenico, dal benzoapirene. Teatro Quarticciolo

Una famiglia che fondamentalmente si ama ma è avvelenata e il veleno in circolo darà luogo ad uno scontro generazionale (tra padre e figlio) senza esclusione di colpi.

Crediti

Compagnia Cesare Giulio Viola

Polvere

di Pierfrancesco Nacca 

con Andrea Lintozzi. Claudio Spadaro  Marina Lupo  Pierfrancesco Nacca

scene Alessandro Chiti | musiche Marco Bruno | graphic supervisor Paolo Passarelli 

regia Giulia Paoletti 

Teatro Biblioteca Quarticciolo Via Ostuni 8 – Roma

Direzione artistica Veronica Cruciani

Info e prenotazioni tel  06 69426222 – 0669426277 promozione@teatrobibliotecaquarticciolo.it

Botteghino feriali ore 18-21.30, festivi ore 16-18.30

Biglietti: intero 12 euro; Ridotto 10 euro (over 65, under 24, possessori Bibliocard)

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Waas/Barletti nel dittico di Bonn Park “Tristezza & Malinconia” e “Il ringhio della via lattea al Teatro Biblioteca Quarticciolo

 Al Teatro Biblioteca Quarticciolo Waas/Barletti presentano il dittico a firma dell’autore Bonn Park, Tristezza & Malinconia il 15 novembre alle ore 21.00, e Il ringhio della via lattea il 16 novembre alle ore 21.00.

 Tristezza & Malinconia, o il solo solissimo George di tutti i tempi.

C’era questa tartaruga delle Galapagos chiamata Lonesome George. Era l’ultimo esemplare della sua specie.

Non aveva più nulla da fare. Non in senso biologico, perché non c’era nessuno con cui riprodursi, né in senso politico, né in qualsiasi altro senso.

Appena due settimane dopo che Bonn Park ha iniziato la scrittura di questo testo, nella vita reale Lonesome George è morto.

Nel testo, invece, George vorrebbe tanto morire, ma ciò non è possibile: così almeno gli dice la sua compagna di scena, nonché narratrice e demiurga.

Un ritratto della nostra tutta contemporanea apatia, del disincanto di noi animali umani, svagati e filosofici perché coscienti, fin troppo, della nostra innata precarietà.

Una vera e propria specie in estinzione.

Il ringhio della via lattea. 16 novembre Teatro Quarticciolo

È ancora possibile salvare il mondo? Il piccolo alieno non lo sa. Davvero. Kim Jong Un intraprende finalmente un tentativo. Vorrebbe riunificare le due Coree.

Alle brutte anche con una bomba atomica. Un disilluso Donald Trump, licenziatosi, vorrebbe tanto fondere tutte le armi raccolte e disfarsi del proprio denaro.

Veramente! E che dire dei buoni propositi di Heidi Klum? O della donna che vuole salvare la Socialdemocrazia?

Cosa va cercando una giraffa fumatrice sulla scena?

E chi diavolo è questo Bonn Park, che si è infilato nel proprio stesso testo? Anche gli spettatori troveranno di sicuro il proprio posto, in questa strabordante disposizione sperimentale.

E, nel migliore dei casi, alla fine si sentiranno più vicini ai propri vicini di poltrona. Una dichiarazione d‘amore agli ultimi esseri umani.

Una serata per persone pronte ad assumere su di sé l‘eccessivo peso del mondo, e a smettere di camminare sui cadaveri.

Crediti

15 novembre

Barletti/Waas

in collaborazione con

Fabulamundi Playwriting Europe – Beyond Borders?

Tristezza & Malinconia

o il più solo solissimo George di tutti i tempi

di Bonn Park

un progetto di e con Lea Barlettie Werner Waas e con Simona Senzacqua

traduzione Lea BarlettiWerner Waas con il sostegno del Goethe-Institut | con la coproduzione di AREA 06 e ItzBerlin e.V.

16 novembre

Barletti/Waas

in collaborazione con Fabulamundi Playwriting Europe – Beyond Borders?

Il ringhio della via lattea

di Bonn Park

un progetto di e con Lea Barlettie Werner Waas

traduzione Lea BarlettiWerner Waas| interventi sonori dal vivo Marco Della Rocca| con il sostegno del Goethe-Institut | co-produzione  ItzBerlin e.V.

Teatro Biblioteca Quarticciolo Via Ostuni 8 – Roma

Direzione artistica Veronica Cruciani

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Botteghino feriali ore 18-21.30, festivi ore 16-18.30

Biglietti: intero 12 euro; Ridotto 10 euro (over 65, under 24, possessori Bibliocard)

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Clavos” di Francesco Vecchione e “Animale” di Francesca Foscarini al Teatro Biblioteca Quarticciolo

Al Teatro Biblioteca Quarticciolo, il 9 novembre alle ore 21.00 e il 10 novembre alle ore 18.00, double bill di danza con Clavos di Francesco Vecchione e Animale di Francesca Foscarini.

Nato da qualcosa di personale, Clavos racconta grazie ai danzatori Giulia Russo, Francesco Vecchione la storia di due persone, compagni di vita e di viaggio, in un susseguirsi di passi e di scene con alto colore cinematografico.

VAN in co-produzione con La Biennale Danza di Venezia presenta Animale di Francesca Foscarini, Premio Danza&Danza 2018 “Coreografo emergente”.

Francesca Foscarini ha creato, con Animale, un piccolo capolavoro coreografico plasmando sul danzatore francese Romain Guion una mappa potente di segni fisici e poetici, capaci di evocare mondi umani e animali.

Una “natura spaventosamente indifferente”, citando John Berger ‒in una continua metamorfosi simbiotica nel tentativo di avvicinarsi e conoscere il mondo animale.

Crediti: Clavos danza

Coreografia Francesco Vecchione, danzatori Giulia Russo, Francesco Vecchione

musica Ludwig van Beethoven “Sonata No. 14 “Moonlight” in C-Sharp Minor, Op. 27, No. 2: I. Adagio Sostenuto”, Federica Cino “Original music” | luci Francesco Vecchione | costumi Francesco Vecchione

Animale danza

Ideazione, creazione Francesca Foscarini Cosimo Lopalco, coreografia Francesca Foscarini, interpretazione, co-creazione Romain Guion

Drammaturgia Cosimo Lopalco, musiche originali Andrea Cera, video Licorne Maider Fortune, disegno luci, cura della tecnica Luca Serafini, consulenza e programmazione videoproiezione Andrea Santini, costumi Giuseppe Parisotto.

Voci Miki Seltzerin Genesi 2 (19-20), Bela Lugosi in Bride of the Monster Ed Wood, suoni Seals Martin ClarkeSummer Sunset Eckhard KuchenbeckerTikal Dawn Andreas Bick.

Ringraziamenti a Chiara BortoliAlfonso CariolatoRocco GiansantePerrine VillemurFiorenzo Zancan, con il contributo del MIBac.

Con il sostegno di CSC Centro per la Scena Contemporanea Bassano del GrappaTanzhaus ZurichIstituto Italiano di Cultura ParigiTeatro Stabile del Veneto

Teatro Biblioteca Quarticciolo Via Ostuni 8 – Roma

Direzione artistica Veronica Cruciani

Info e prenotazioni tel  06 69426222 – 0669426277 promozione@teatrobibliotecaquarticciolo.it

Botteghino feriali ore 18-21.30, festivi ore 16-18.30

Biglietti: intero 12 euro; Ridotto 10 euro (over 65, under 24, possessori Bibliocard)

Acquisto on line  http://www.biglietto.it/newacquisto/titoli.asp?ide=1802

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Mbira concerto di musica, danza e parole per piazze e teatri, Teatro Biblioteca Quarticciolo

Quanto ha contribuito l’Africa a renderci quelli che siamo? Lo scoprirete al Teatro Biblioteca Quarticciolo.

Per molti secoli europei e arabi hanno esplorato, colonizzato e convertito ogni angolo del pianeta.

Oggi tante culture sono perdute e quella occidentale è diventata per molti versi il riferimento universale.

Impossibile dire se sia un bene o un male o sapere se i colonizzati prima della colonizzazione fossero più o meno felici.

Sta di fatto che il mondo è sempre più piccolo e meno vario, pieno di televisioni che trasmettono gli stessi programmi e di negozi identici che vendono prodotti identici dalla Groenlandia alla Terra del Fuoco, dalla California, a Madrid, a Riyad a Tokio.

Ma spesso nel processo di colonizzazione capita che il conquistatore cambi irreversibilmente entrando in contatto con la cultura dei conquistati.

Di questo prova a parlare Mbira, un concerto per due danzatrici, due musicisti e un regista che – utilizzando musica, danza e parola – tenta di fare il punto sul complesso rapporto fra la nostra cultura e quella africana.

Mbira è il nome di uno strumento musicale dello Zimbabwe ma anche il nome della musica tradizionale che con questo strumento si produce.

“Bira” è anche il nome di una importante festa della tradizione del popolo Shona, la principale etnia dello Zimbabwe, in cui si canta e balla al suono della Mbira.

Mbira è però anche il titolo di una composizione musicale del 1981 intorno alla quale è nata una controversia che ben rappresenta l’estrema problematicità e complessità dell’intrico culturale e morale che caratterizza i rapporti fra Africa ed Europa.

Mbira è insomma una parola intorno a cui si intreccia una sorprendente quantità di storie, teatro, musiche, balli, feste e riflessioni su arte e cultura.

Fanno da trama ad uno spettacolo che, combinando stili e forme, partiture minuziose e improvvisazioni, scrittura e oralità, contemplazione e gioco, ha come inevitabile epilogo una festa.

Mbira è insomma una parola che offre un pretesto ideale per parlare di Africa e per mettere in evidenza quanto poco, colpevolmente, se ne sappia.

Convinzione che il gesto più sovversivo oggi sia quello di ricordare che, prima di affermare certezze, in generale sarebbe saggio conoscere l’argomento di cui si parla.

Il teatro borghese nasce per i teatri, la musica pop per gli stadi.

Progetti come Mbira nascono invece per tutti quei posti in cui c’è voglia e bisogno di distrarsi, divertirsi e stare bene senza necessariamente smettere di pensare o di porsi domande sul proprio ruolo e sul proprio rapporto con gli altri.  

musiche MARCO ZANOTTI, ZAM MOUSTAPHA DEMBÉLÉ, testi RENATO SARTI, ROBERTO CASTELLO con la preziosa collaborazione di ANDREA COSENTINO

 Interpreti SUSANNAH IHEME, GISELDA RANIERI, SUSANNAH HIEME (danza/voce), MARCO ZANOTTI (percussioni, limba) ZAM MOUSTAPHA DEMBÉLÉ (kora, tamanì, voce, balafon), ROBERTO CASTELLO

 Produzione ALDES – Teatro della Cooperativa con il sostegno di MIBAC, Direzione Generale Spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA Sistema Regionale dello Spettacolo, Romaeuropa Festival, media partner NIGRIZIA

 ALDES sostiene l’opera di informazione critica della rivista Nigrizia, cui vanno i proventi della vendita delle t-shirt dello spettacolo

un ringraziamento a Cooperativa Sociale Odissea 

Teatro Biblioteca Quarticciolo

Via Ostuni 8 Roma

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Uno spettacolo di Mario Perrotta, per la prima volta a Roma 

Per la prima volta a Roma al Teatro Biblioteca Quarticciolo, sabato 19 ottobre alle ore 21.00 e domenica 20 ottobre ore 18.00 alle ore 18.00: In nome del padre, uno spettacolo di e con Mario Perrotta.

“Interamente scritto e diretto da Perrotta, In nome del padre nasce da un intenso confronto con lo psicanalista Massimo Recalcati, che alle relazioni familiari ha dedicato gran parte del suo lavoro.

Un padre. Uno e trino. Niente di trascendentale: nel corpo di un solo attore tre padri diversissimi tra loro per estrazione sociale, provenienza geografica, condizione lavorativa. Sulla scena li sorprendiamo ridicoli, in piena crisi di fronte al “mestiere più difficile del mondo”.

I figli adolescenti sono gli interlocutori disconnessi di altrettanti dialoghi mancati, l’orizzonte comune dei tre padri che, a forza di sbattere i denti sullo stesso muro, si ritrovano nudi, con le labbra rotte, circondati dal silenzio.

E forse proprio nel silenzio potranno trovare cittadinanza le ragioni dei figli.” Mario Perrotta

“Il nostro tempo è il tempo del tramonto dei padri.

La loro rappresentazione patriarcale che li voleva come bussole infallibili nel guidare la vita dei figli o come bastoni pesanti per raddrizzarne la spina dorsale si è esaurito irreversibilmente.

Il nostro tempo è il tempo dell’evaporazione del padre e di tutti i suoi simboli.

Ogni esercizio dell’autorità è vissuto con sospetto e bandito come sopruso ingiustificato. I padri smarriti si confondono coi figli: giocano agli stessi giochi, parlano lo stesso linguaggio, si vestono allo stesso modo.

La differenza simbolica tra le generazioni collassa. In questo contesto di decadenza emerge forte una esigenza di nuove rappresentazioni del padre.

Il linguaggio dell’arte – e in questo progetto di Mario Perrotta che ho scelto di accompagnare, il linguaggio del teatro – può dare un contributo essenziale per cogliere sia l’evaporazione della figura tradizionale della paternità.

Paternità sia il difficile transito verso un’altra immagine – più vulnerabile ma più umana – di padre della quale i nostri figli – come accade a Telemaco nei confronti di Ulisse – continuano ad invocarne la presenza.” Massimo Recalcati

Crediti

uno spettacolo di e con Mario Perrotta

consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati| collaborazione alla regia Paola Roscioli | aiuto regia Donatella Allegro | costumi Sabrina Beretta | musiche Giuseppe Bonomo, Mario Perrotta | allestimento tecnico Emanuele Roma, Giacomo Gibertoni | foto Luigi Burroni | progetto grafico Fabio Gamberini | organizzazione Permàr | produzione Teatro Stabile di Bolzano | in collaborazione con DUEL

Teatro Biblioteca Quarticciolo Via Ostuni 8 – Roma

Direzione artistica Veronica Cruciani

Info e prenotazioni tel  06 69426222 – 0669426277 promozione@teatrobibliotecaquarticciolo.it

Botteghino feriali ore 18-21.30, festivi ore 16-18.30

Biglietti: intero 12 euro; Ridotto 10 euro (over 65, under 24, possessori Bibliocard)

Acquisto on line  http://www.biglietto.it/newacquisto/titoli.asp?ide=1802

www.teatrobibliotecaquarticciolo.itwww.teatriincomune.roma.it

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La dolce guerra scritto ed interpretato da Elena Ferrari e Mariano Arenella al Teatro Biblioteca Quarticciolo

Disegno luci Davide Rigodanza, costumi Norma Uglietti, management e distribuzione Theatron 2.0, una produzione Cabiria Teatro

“Non conta quel che è avvenuto davvero, conta quel che noi ne pensiamo. Possiamo fingerci la realtà che ci pare.

 E immaginarci, così, socialmente utili”.

In scena il 12 e 13 ottobre 2019 al Teatro Biblioteca Quarticciolo La dolce guerra scritto ed interpretato da Elena Ferrari e Mariano Arenella, una produzione Cabiria Teatro.

Segnalato dalla critica come uno degli spettacoli visti più belli, La dolce guerra ha come protagonisti un pioniere del cinema italiano e una maestra elementare. 1914.

Olmo e Ada amano il proprio lavoro.

Ogni giorno lui si affanna per girare una scena del proprio film, lei per educare i bambini a diventare dei giovani “italiani”.

Possono farlo.

Il periodo storico in cui vivono è carico di entusiasmo, la fiducia nel futuro è alta, e la loro vitalità sarà sicuramente premiata.

Ma come si racconta una storia vera?

Quali immagini devono rimanere impresse nella pellicola? Quali parole devono essere dettate durante una lezione?

Domande che anche oggi dovrebbero essere alla base del lavoro di insegnanti, giornalisti e artisti.

Senza rendersene conto, i due protagonisti ottengono dei successi inaspettati, e convincono milioni di persone ad abbandonare lo splendore della Belle Epoque per vivere gli orrori della guerra.

Fino a quando la guerra non li coinvolgerà direttamente e, vittime della loro stessa manipolazione, entreranno in una terra di disperazione che li porterà a spegnere la cinepresa e a strappare ogni pagina dettata.

È facile raccontare la realtà. Difficile è capire quale realtà raccontare.

Fake news e nemici creati ad hoc non sono cose nate adesso. Sono sempre esistite e hanno avuto la loro definitiva affermazione nei primi decenni del Novecento grazie a due fattori principali.

Allargamento del corpo elettorale in seguito alla legge del 1912 e la nascita di nuove tecnologie.

Il 18 aprile 1914 a Torino, Milano, New York e Parigi viene proiettato per la prima volta “Cabiria”, di Giovanni Pastrone, film kolossal che segnerà il destino del cinema italiano.

Non fu l’unico film importante in quel periodo.

In soli due anni verranno prodotti oltre 200 film di propaganda bellica che trasformeranno il cinema da fenomeno da baraccone in una delle industrie più fiorenti al mondo.

Ma al tempo stesso quegli stessi film, insieme alla neonata scuola statale, che operava identici convincimenti patriottici nei più piccoli, convinceranno la popolazione italiana a partecipare a quella enorme carneficina.

I tempi che stiamo vivendo assomigliano incredibilmente a quelli che hanno condotto l’Europa nel baratro della Prima Guerra Mondiale.

L’entusiasmo per i social network assomiglia a quello scatenato per il cinema di allora e la possibilità di arrivare a tutti rende questi strumenti tanto potenti quanto pericolosi.

Il “popolo” affollava le sale e si emozionava, rideva, piangeva, davanti allo schermo cinematografico così come oggi il “popolo” affolla i social network e si emoziona, ride, piange, commenta ciò che gli accade intorno.

Colpisce anche un’altra analogia: l’estrema facilità con cui si potevano creare i contenuti dei film di allora corrisponde all’ estrema facilità con cui si può fare un post oggi perfettamente credibile.

Per questo abbiamo deciso di girare anche noi un film, durante lo spettacolo, per scardinare da dentro la macchina mitopoietica del film e mostrare la facilità con cui si può confondere la realtà con la narrazione della stessa.

Le vicende dei due protagonisti scelti prendono spunto dalle biografie di personaggi storici realmente esistiti.

Lui segue le orme di Giovanni Pastrone, pioniere del cinema italiano, che trasformò, con la sua precisa determinazione e la sua visionaria creatività, la produzione cinematografica da banale divertimento a industria mondiale.

Lei quelle tracciate da Fanny del Ry, una giovane maestra, che venuta in contatto con le teorie di Maria Montessori, si staccò dal panorama pedagogico comune portando nella scuola il suo rivoluzionario impegno femminista e antimilitarista.

Trailer

https://www.youtube.com/watch?v=cZyod8pS3g4

ORARI

sabato 12 ottobre ore 21.00

domenica 13 ottobre ore 18.00

BIGLIETTI  

Intero 12€ – Ridotto 10€ (over 65, under 24, possessori di Bibliocard)

INFO e PRENOTAZIONI

Teatro Biblioteca Quarticciolo

Via Ostuni 8 – Roma

06 69426 222 | 06 69426 277

promozione@teatrobibliotecaquarticciolo.it

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In prima assoluta con “Cervus” del drammaturgo americano Aaron Mark al Teatro Biblioteca Quarticciolo

Debutta in prima assoluta al Teatro Biblioteca Quarticciolo, sabato 5 alle ore 21.00 e domenica 6 ottobre alle ore 18.00, “Cervus” del drammaturgo americano Aaron Mark.

Un lavoro della compagnia Lumik Teatro con protagonisti Ludovica Apollonj Ghetti e Michele Demaria, quest’ultimo anche regista, traduttore e scenografo di un’opera inedita, sarcastica e pungente, mai rappresentata in Italia.

Ken e Cynthia, marito e moglie.

Un weekend in campagna. Lui parla parla parla e lei si limita ad ascoltare (forse). Sono finalmente rimasti soli: la figlia è andata all’università, il gatto è scappato, la madre è morta.

Possono ritrovare la loro vita di coppia e godersi un po’ di solitudine. Durante il tragitto però investono un cervo e la bestia agonizza in mezzo alla strada.

Se la donna, in preda ai sensi di colpa, vuole salvarla; l’uomo più pragmaticamente mette fine alle sue sofferenze dandole il colpo di grazia.

La donna però non si rassegna, intravede vita lì dove c’è solo un corpo morto sanguinante, mette quindi il cervo nel portabagagli e lo porta a casa per prestargli soccorso.

Quello che doveva essere un weekend romantico si tramuta in un weekend delirante in cui Cynthia, la donna, cerca di nutrire un cadavere, lo coccola e ci parla e l’uomo assiste impotente al progressivo delirio di sua moglie.

In un continuo ribaltamento di forze tra zucche e omelette, tra sangue e docce si svolge questa nerissima commedia.

I legami famigliari, gli impegni lavorativi, i soldi, lo stress della vita quotidiana vengono messi sulla bilancia insieme a terra, sangue e acqua.

Un’altalena emozionale officiata dall’occhio vitreo del misterioso Cervus.

Una pièce divertente ma inquietante, spietata nell’esaminare la natura dell’uomo ma divertita nel raccontarne le inadeguatezze, con protagonisti normali, con i difetti e le idiosincrasie dell’uomo moderno.

Uomini di tutti i giorni alle prese con lo straordinario, deboli, goffi, sbagliati, come tutti noi.

Crediti

di Aaron Mark

con Ludovica Apollonj Ghetti e Michele Demaria

musiche originali Giorgio Mirto

luci Michelangelo Vitullo

assistente alla regia Bruno Prestigio

traduzione, scenografia, e regia di Michele Demaria

costruzione scene Ditta Lustrini

Foto Luisa Fabriziani

Produzione Teatro Studio Uno / Lumik Teatro

Teatro Biblioteca Quarticciolo Via Ostuni 8 – Roma

Direzione artistica Veronica Cruciani

Info e prenotazioni tel  06 69426222 – 0669426277 promozione@teatrobibliotecaquarticciolo.it

Botteghino feriali ore 18-21.30, festivi ore 16-18.30

Biglietti: intero 12 euro; Ridotto 10 euro (over 65, under 24, possessori Bibliocard)

Acquisto on line  http://www.biglietto.it/newacquisto/titoli.asp?ide=1802

www.teatrobibliotecaquarticciolo.itwww.teatriincomune.roma.it

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Teoria del cracker di e con Daniele Aureli al Teatro Biblioteca Quarticciolo

Teoria del cracker di e con Daniele Aureli prodotto da Occhisulmondo è al Teatro Biblioteca Quarticciolo il 28 settembre alle ore 21.00.

 Lo spettacolo, vincitore premio Giuria Popolare Tuttoteatro.com Dante Cappelletti 2017 con debutto in prima nazionale al Festival Primavera dei Teatri XIX edizione, racconta di un piccolo paese di 900 abitanti in cui una donna si ammala.

“È lu bruttu male”, qualcuno dice in giro.

Una storia di nuvole tossiche e di amianto che coinvolge e sconvolge una nazione, un paese, una famiglia.

Ambientato in una provincia italiana, una delle quarantaquattro aree inquinate oltre ogni limite di legge, lo spettacolo scava all’interno di una società apparentemente silente, per far risuonare le urla nascoste di un’umanità ferita.

La Teoria del cracker indaga l’invisibile e il suo paradosso. Un pugno stretto pieno di rabbia e poesia che, con violenta intensità, sbriciola tutto, lasciando tracce di un inno di-sperato alla vita.

La ricerca drammaturgica è strutturata come un corpo. Un corpo studiato, modificato, sezionato e diviso.

Che si è trasformato, che si è lasciato andare; che non sorregge più i pensieri e le volontà.

Un corpo che si è fatto esile e leggero, che diventa la testimonianza del tempo che scorre dall’inizio di un sintomo sino alla fine dell’ultimo respiro.

Tre anni circa. La ricerca è suddivisa in più linee. Tutte parallele.

E queste linee di attenzione costruiscono e sorreggono lo scheletro di questo lavoro, che prende vita attraverso le parole dei protagonisti e attraverso gli occhi degli spettatori.

Crediti

di e con Daniele Aureli
primo spettatore Massimiliano Burini

dramaturg Giusi De Santis
assistenza al lavoro Amedeo Carlo Capitanelli e Matteo Svolacchia
cura del suono Nicola “Fumo” Frattegiani
luci Christian Sorci
drammaturgia e regia Daniele Aureli
organizzazione Elena Marinelli

produzione Occhisulmondo
con il sostegno di Fontemaggiore – Centro di produzione, Corsia Of – Centro di Creazione Contemporanea, Spazio Zut Foligno, Teatro Thesorieri di Cannara, Centro Danza Perugia
Ringraziamenti: premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti, Spin Off Roma, Pro Loco Cesi

Teatro Biblioteca Quarticciolo Via Ostuni 8 – Roma

Direzione artistica  Veronica Cruciani

Info e prenotazioni tel  06 69426222 – 0669426277 promozione@teatrobibliotecaquarticciolo.it

Botteghino feriali ore 18-21.30, festivi ore 16-18.30

Biglietti: intero 12 euro; Ridotto 10 euro (over 65, under 24, possessori Bibliocard)

Acquisto on line  http://www.biglietto.it/newacquisto/titoli.asp?ide=1802

www.teatrobibliotecaquarticciolo.itwww.teatriincomune.roma.it

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