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Torna in scena al Teatro Portaportese di Roma il 2 e 3 dicembre nella rassegna “Civilmente- Oltre il pregiudizio” “Così per caso”

Vincitore di un premio per la miglior regia ed uno della critica alla prima rassegna teatrale romana sulla Shoah, Così per caso, è il ricordo di una “Voce della Shoah”. Teatro Portaportese

Marta Ascoli, racconta la follia dell’Olocausto attraverso gli occhi di una diciassettenne, deportata ad Auschwitz nella notte tra il 29 e il 30 marzo 1944. Teatro Portaportese

Lo spettacolo racconta la storia di Marta Ascoli (Valeria Mafera – Marta adulta e Gloria Luce Chinellato – Marta adolescente), autrice del libro e deportata per errore nella notte tra il 29 ed il 30 marzo 1944.

Presenti in scena sono anche Manfredi Gelmetti (Giacomo Ascoli), Alessandra Vagnoli (Ida Tommasini) e Cristiano D’Alterio (ufficiale nazista).

Trucco Rober Ilie, scenografia Lara Catalani.

“La vita è un concatenamento di eventi… pensi che certe cose a te non accadranno mai… Invece sono lì, stanno già accadendo, Così per caso”

Queste sono le parole conclusive dello Spettacolo “COSI’ PER CASO” atto unico scritto e diretto da Angelita Puliafito.

Spettacolo che parla della deportazione del tutto insensata di una Triestina che a causa del suo cognome di città, viene scambiata per ebrea pur non essendolo.

Da quel giorno la sua vita cambia radicalmente, marchiandola nel profondo per sempre.

La regia utilizza ogni spazio, convivono sul palco, in una magnifica danza immaginaria, i fantasmi del passato e quelli di un presente che “non deve essere dimenticato” tramite le ombre cinesi, vengono rappresentati gli aspetti più brutali della deportazione.

Ci si lascia così trasportare verso Auschwitz e le sue atrocità.

Uno spettacolo d’impatto, con personaggi forti, con un grande messaggio da comunicare: “Auschwitz è di tutti!

Non è solo degli ebrei, non è solo dei deportati, Auschwitz è la storia che nessuno deve dimenticare”.

Teatro Porta Portese Via Portuense 102 Roma

Tel. 06 5812395

E-mail: teatroportaportese@gmail.com

BIGLIETTI

INTERO 15,00 EURO (13,00 EURO +2,00 DI TESSERA)

RIDOTTO 12,00 EURO (10,00 + 2,00 DI TESSERA)

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“Auschwitz, una storia di vento” e “Autobiografia di un picchiatore fascista”

Teatro Biblioteca Quarticciolo 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria sono presentati due spettacoli, in anteprima regionale: ore 17.00, “Auschwitz, una storia di vento” della Compagnia Mamarogi con la regia di Fabrizio Pallara, spettacolo per le famiglie, che vede In scena Manuel Buttus e Roberta Colacino.

Ore 21, “Autobiografia di un picchiatore fascista” di e con Marco Brinzi, ispirato al romanzo di Giulio Salierno edito da Minimum Fax.

Auschwitz, una storia di vento

è uno spettacolo teatrale che trae ispirazione dall’omonima app interattiva per ragazzi ideata e realizzata da Franco Grego per la casa editrice il paragrafoblu.

Lo spettacolo diventa un racconto multimediale di parole e immagini animate, nella prova scenica di due attori immersi e in continuo dialogo con il mondo di immagini animate. JouJou e Didier, due fratelli, due adulti; ma erano bambini ad Auschwitz.

Attraverso i loro occhi il racconto della loro storia dentro la Storia: il viaggio verso il campo di concentramento e la vita all’interno, ricordi che affiorano da quel tempo tragico che negava la vita e poi se la portava via.

Una storia tra mille: i giochi e la fantasia per sfuggire all’orrore, per vedere al di là del filo spinato, oltre la neve, oltre il vento che sempre soffiava e trovare una flebile speranza, il miraggio del ritorno a casa.

Una storia che non dà risposte ma continua a creare domande, per riflettere su quello che è accaduto e che continua ad accadere, dentro un’umanità senza memoria.

Uno spettacolo che diventa un diario, fatto d’immagini, emozioni, di suoni e musiche, di spazi, di persone e di vento e che affronta con delicatezza il tema della Shoah non solo come evento storico, ma come emblema di ogni discriminazione.

Età: dagli 8 anni –  Genere: Teatro d’attore, video proiezioni

Autobiografia di un picchiatore fascista

ripercorre la biografia di un fascista per capire cosa possa muovere oggi le persone, soprattutto quelle più giovani, ad avvicinarsi, a giustificare e a riproporre un’ideologia tanto superata e sconfitta dalla storia, violenta e antidemocratica.

Negli anni ’50 Salierno è attivista di spicco del Movimento Sociale Italiano romano e frequenta Graziani, Almirante, Rauti. Diciottenne è condannato a trent’anni di reclusione per omicidio a scopo di rapina, fugge in Francia, si arruola nella Legione straniera e va a combattere in Algeria dove finisce imprigionato.

L’ideologia fascista comincia a vacillare già nelle carceri algerine, dove si sente molto vicino a quella che la società reputa feccia. Trasferito nelle carceri italiane, Salierno scopre l’appartenenza alla classe degli sfruttati e la solidarietà con altri detenuti più sfortunati di lui: sviluppa una nuova coscienza politica e arriva all’abiura del fascismo.

Teatro Biblioteca Quarticciolo Via Ostuni 8, Roma

Ufficio stampa Antonino Pirillo




Martedì 29 gennaio 2019 ore 20.00 Teatro Eliseo Shoah, un monologo di Manuele Morgese

Una coproduzione: Teatrozeta dell’Aquila-Teatro Nazionale della Toscana, con il sostegno del MIUR, Ministero dell’Istruzione – dir. Gen. dello studente

Debutta in forma di breve lettura in prima europea ad Auschwitz

il 20 gennaio 2019 davanti ad una delegazione del MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – e agli studenti di alcuni Istituti scolastici italiani che, come tutti gli anni, visita l’immenso lager dove persero la vita oltre un milione di persone.

Approda poi al Teatro Eliseo Shoah, un monologo, una esecuzione polifonica, un ‘canto recitato’ a più voci scritto da Giuseppe Manfridi e ispirato a Se questo è un uomo di Primo Levi.

Manuele Morgese presterà la voce ai diversi personaggi, testimoni e narratori dei terribili e drammatici episodi legati alla “Shoah”, fondendosi, attraverso le filastrocche di nera luce, alla musica della tromba di Fabrizio Bosso e del pianoforte di Julian Oliver Mazzariello nel disegno registico di Livio Galassi.

Note di Regia:

Tutto è stato detto, e tutto resta ancora da dire: esaurite le più atroci parole a descrivere l’orrore del più abominevole crimine che la storia ricordi, non esistono parole per comprenderne il recondito perché.

Basta il cupo odio che intatto ha attraversato i secoli fino a noi, fomentato da una religione che si è impossessata del dio di Israele per reinventarlo a suo pro, perseguitando chi non si piegava alle sue manomissioni e voleva conservare integre le proprie antiche credenze, i propri miti, la propria appartenenza, la propria – pericolosa – “diversità”?

Forse un fondo di nera frustrazione ha irritato e ingelosito il confronto con un popolo che sempre si è nobilmente rialzato dai reiterati soprusi, aggrappandosi fiero alla sua antica e mai rinnegata cultura.

Mi chiedo, e vi chiedo – e lo chiedo soprattutto alla gretta imbecillità degli antisemiti: se togliamo alla storia del mondo – religiosa, etica, sociale, scientifica – gli ebrei Mosheh, ‘Abhrahm, Yehoshua ben Yosef, Marx, Freud, Einstein… che ne sarebbe?…

E come spiegare, come giustificare il complice silenzio di tutti?

Perlomeno di tutti quelli che sapevano, che intuivano, e che potevano incidere con il loro potere? Con quale inaudita impudenza si può testimoniare l’avvenuta ascesa in cielo di una madre vergine, e non la contemporanea caduta di milioni di innocenti negli abissi della umana abiezione?

Anche dalla Tiburtina, da una stazione nella città del Cristo in terra, partivano i treni per lo sterminio senza che nessun anatema li arrestasse. Doloroso e difficile è stato per l’autore immergersi in questo oceano di amarezza.

Come uscirne senza scrivere di fatti e di giudizi che poco o nulla aggiungono al già scritto, al già detto, al risaputo? Ma la luce della poesia è stata il faro che ha illuminato l’approdo.

Una luce nera è il dolente ossimoro che si riverbera nella struggente scrittura, la quale sfiora appena i fatti e si dilata nello smarrimento esistenziale che da quei fatti scaturisce.

Parole che si frantumano ai singhiozzi della mente, si disperdono e si ricongiungono a tracciare la trama di un malessere senza riscatto e senza conforto.

Da quella pesante putredine sublimano, esalano leggere pur trattenendo l’atroce ricordo, evanescenti come il fumo che usciva da quei macabri camini e che, testimonianza dell’eccidio, portava lieve con sé le anime delle vittime per liberarle in un cielo senza luce e senza dei.

Dolorosa e difficile l’impostazione registica.

Può questa immane tragedia essere trattenuta in una struttura estetica? E quale?… Quella con meno estetismi, ho pensato.

Quella che non descrive ma suggerisce: una “non scena” che disegna percorsi mentali, che imprigionano o si schiudono alla speranza; una recitazione prosciugata che non cerca compiacimenti né virtuosismi; una musica eletta che non cerca melodie; un tentativo di coinvolgerci tutti in un ineludibile senso di colpa. Livio Galassi

Durata: atto unico 1 ora e 20’

PICCOLO ELISEO Via Nazionale 183, 00184 Roma

Martedì 29 gennaio 2019 ore 20.00

Biglietteria tel. 06.83510216

Giorni e orari: lun. 13 – 19, da martedì a sab 10.00 – 19.00, dom 10 – 16

Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it

Call center Vivaticket: 892234

Prezzi 15 €

UFFICIO STAMPA TEATRO ELISEO

Maria Letizia Maffei

335.6467974 ml.maffei@teatroeliseo.com

Antonella Mucciaccio

347 4862164 a.mucciaccio@teatroeliseo.com

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